Chi è Caino il fratello di Abele?. E’ davvero il primo assassinio della storia umana come dicono le sacre scritture? Andrea Camilleri si pone la domanda e la gira a noi suoi contemporanei. Per farlo si serve del suo strumento preferito: la scrittura. Camilleri partorisce una singolare “Autodifesa di Caino” che dopo le “Conversazioni su Tiresia”, da lui stesso affabulate il primo giugno 2018 in una memorabile performance al teatro greco di Siracusa, diventa una sorta di testamento.
Camillleri l’aveva pensato per essere rappresentato l’anno dopo alle Terme di Caracalla. La morte sopraggiunta il 17 luglio 2019 vanificò il progetto. A colmare il vuoto ci pensa il Dramma popolare di San Miniato che ne affida la ripresa a Luca Zingaretti, camilleriano per antonomasia, per celebrare al meglio il centenario dello scrittore. Il racconto in difesa di Caino ha chiuso l’edizione numero 79 della Festa del Teatro, consegnandoci una riflessione fra il sacro e il profano, ora caustica ora divertita, sulle sorti dell’essere umano e sul valore della verità come categoria indocile e malferma. Come sono andare veramente le cose a proposito di quel biblico fatto di cronaca nera? Non è importante saperlo e nemmeno il giudizio che i posteri possono avere. L’importante, ci dice Camilleri, con arguzia e un tocco di malizia, è farsene carico, curarne la memoria, insinuarsi nelle pieghe di una condizione umana che si crede vincente ma che in realtà sfuma nell’indefinito e nella polvere.
Luca Zingaretti fa suo Caino con la maestria del grande narratore. Pause, passaggi, piccole mutazioni di fraseggio vocale o di profili corporei, senza mai calcare la mano o alzare i toni, Zingaretti sottolinea il senso di questa partitura che ci parla in controluce di libertà, accoglienza, giustizia, scelte, individualismo, violenza, accettazione e perdono, in stretta sintesi del dialogo inevitabile, necessario, che passa fra Bene e Male. Come dire che non ci può essere l’uno senza l’altro. Caino si sorprende dell’acquiescenze contemporanea: “Nei secoli scorsi appena la gente sentiva il mio nome, mi copriva di insulti, di improperi mentre ora invece ve ne state tranquilli seduti al vostro posto”. Sarà, è qui la domanda diventa un pugno alla nostre coscienze, “perché negli ultimi centocinquanta anni ne avete visti di morti, vi siete fatti due guerre mondiali, una gran quantità di conflitti locali, gli eccidi, gli stermini, i massacri, i genocidi, le pulizie etniche, le stragi, gli attentai, i femminicidi: diciamocelo, agli assassini ci avete fatto, come si usa dire, il callo”.
Un caleidoscopio di immagini e rivelazioni che tramite Caino dall’antichità arriva fino ai giorni nostri, impaginato da Luca Zingaretti e sottolineato dalle punteggiature musicali eseguite da Manù Bandettini al flauto e David Giacomini alla chitarra. Zingaretti fascia le parole di Camilleri con modulare partecipazione, senza abusare del suo ruolo di mattatore. Con ironia e vivacità, senza ammicchi o compiacimenti, solo alzando la voce quando la parola di Camilleri diventa principio umanitario: “L’accoglienza è un imperativo categorico, ieri come oggi”.
In questo che potrebbe essere un compendio di “istruzioni per l’eternità”, Zingaretti si concede alla fine una leggerezza più che giustificata: da una valigetta tira fuori un basco, l’indossa, accende una sigaretta, si mette in posa e il profilo di Camilleri emerge divertito sullo scrosciare degli applausi. Giusto ricordare che il legame fra San Miniato e lo scrittore siciliano ha un precedente sostanzioso. Che risale al 1951, agli esordi del Dramma Popolare e della carriera di Camilleri. Quando da giovane autore, presentò un suo lavoro per un concorso bandito dall’Istituto che però non lo ritenne idoneo. Un testo rimasto inedito per tutti questi anni, recentemente venuto alla luce nel momento della riorganizzazione dell’archivio. Ora il cerchio, già in parte avvicinatosi con la partecipazione di Camilleri in qualità di aiuto regista di Orazio Costa al tempo dei suoi impegni sanminiatesi, si chiude felicemente. “Lui non c’è più – ricorda Zingaretti – e questa è una mancanza dolorosa e inconsolabile. Ma sono felice di essere ancora una volta strumento del suo talento”. Lo spettacolo frutto di Zocotoco srl si avvale della coproduzione della Fondazione Teatro della Toscana.
In foto Luca Zingaretti e Andrea Camilleri