Il dominio cinese sulle terre rare: più brevetti di tutti e prezzi imbattibili

Pechino fa il possibile per rimediare ai danni ecologici dovuti all’estrazione

« Il Medio oriente ha il petrolio, la Cina le sue terre rare » aveva dichiarato nel 1992 Deng Xiao Ping, un’affermazione che negli anni successivi doveva rivelarsi quanto mai premonitoria Con le sue terre rare, diventate indispensabili per un gran numero di tecnologie avanzate, Pechino ha infatti poi costruito un saldo impero : da primo produttore con il 70% del mercato mondiale e un know how non solo nell’estrazione ma anche nella raffinazione di questi  preziosi metalli ha avuto così facile gioco nel farne un’efficacissima arma per rimontare a tempi record nella classifica dei paesi più potenti del mondo e sfidare la leadership degli Usa. 

In questi ultimi anni comunque la Cina non si è seduta sull’alloro : ai cinesi si devono più brevetti per lo sfruttamento delle terre rare che tutto il resto del mondo messo insieme e la sua tecnologia di raffinaggio attira anche la produzione di questi metalli da altre parti del mondo. Il tutto sempre mantenendo un’offerta a prezzi imbattibili. Negli ultimi tempi poi Pechino ha cercato di ridurre lo scempio ecologico che comporta lo sfruttamento dei giacimenti di terre rare, un disastro la cui ampiezza è ancora difficile da definire.  Recentemente giornalisti della BBC hanno pouto constatare le ferite per l’ambiente inferte dall’estrazione di questi metalli a Bayan Obe, il principale hub minerario  da cui proviene la metà della scorta mondiale, e a sud, del paese, quello di  Ganzhou. E rilevato come sia alto il prezzo pagato dal paese per poter disporre del predominio mondiale nelle terre rare, finora abilmente utilizzato nche cme arma politica, come si è visto nelle discussioni con il presidente Usa Donald Trump sulle bariere tariffarie.

A Bayan Obe, che si trova nella Mongolia interna, hanno trovato laghi scavati dall’uomo pieni di fanghi radioattivi e registrato accuse di contaminazione delle acque e del suolo che avrebbero portato a numerosi casi di cancro e di malformazioni. Le autorità avrebbero rassicurato che si stava cercando di ripuire questi siti minarari ma confermato ache che le attività erano in costante aumento.

Chi vive  nelle vicinanze deli siti minerari di Bayan Obe du Genzhou  rischia di rimanere vittima del sistema cinese che è quello » prima sviluppa e poi pulisci » ha commentato la prof. Julie Klinger, autrice  di « Rare Earth Froniters »   non senza però rilevare che le cose adesso stanno un po’ cambiando in quanto si cerca di mitigare i danni. Quelli fatti però sono destinati a restare anche se « è difficile accertare il vero costo umano e ambientale di questo tipo di modello di sviluppo ».

E’ probabile che la Cina farà il possibile per mantenere la sua posizione dominante in questo settore così strategico nonostante i suoi costi passati e futuri.  La sua leadership non è finora mai stata in pericolo  ma non è detto che in futuro altri concorrenti scendano in campo. Secondo i dati disponibili, nel 2022 dopo la  Cina al 70% , seguivano gli Usa con il 14% del mercato, l’Australia con il 6%, il Myamar con il 4% e il  6% nel resto del mondo. Ma il mercato delle terre rare potrebbe essere rivoluzionato perché in realtà queste terre, che sono tutt’altro che rare, sono solo più difficili da estrarre rispetto ai minerali metallici e queste difficoltà  li rendono più costosi.La loro estrazione non solo è più complessa ma anche particolarmente dannosa per l’ambiente.

Ostacoli che finora hanno impedito a molti paes di entrare su questo mercato. Ora però si è capito che data la loro importanza è d alto rischi dipendere praticamente da un solo paese per questo gruppo di 17 elementi con proprietà magnetiche ed elettrochimiche richiestissimi perché in grado di produrre più energia con meno inquinamento, Non solo gli Usa sono fortemente dipendenti dalla produzione cinese ma anche l’Unione Europea non rischia  meno se si pensa che nel 2021 il 98% dei suoi consumiera era stato importato dalla Cina . Una soluzione  ci sarebbe : lo indica Katrin Bennhold sui  « New York Times « : il mondo potrebbe disporre in abbondanza di terre rare non cinesi  a patto che sia disposto a pagarne il prezzo. E cita l’esempio di La Rochelle dove è stata installata una linea di produzione  che, utilizzando materiae riciclato,  distilla senza danni per l’ambiente  due dei minerali utilizzati per i magneti. Il problema ? Costano il 20% in più che se fossero importati dalla Cina.

:

Total
0
Condivisioni
Prec.
Israele, possibili elezioni. Haaretz: “ciò che conta è porre fine alla guerra”

Israele, possibili elezioni. Haaretz: “ciò che conta è porre fine alla guerra”

Risoluzione approvata alla Knesset chiede l'annessione della Cisgiordania

Succ.
Il Caino di Camilleri, dialogo sul Bene e il Male e sulle verità irraggiungibili

Il Caino di Camilleri, dialogo sul Bene e il Male e sulle verità irraggiungibili

A San Miniato celebrato il centenario della nascita dello scrittore

You May Also Like
Total
0
Condividi