Europa federale: è il momento di aprire una fase costituente

Un esercito comune sarebbe all’altezza dei compiti odierni
Giuseppe Lumia (a destra) con l’eurodeputato Giuseppe Antoci

Nella crisi che sta attanagliando l’Europa e che riguarda il suo peso politico nelle vicende che sono sul proprio territorio (guerra russo-ucraina) o negli immediati confini (l’area mediorientale) ovvero, la sua stessa esistenza come soggetto in grado di promuovere una nuova governance interna e globale, per non rincorrere la strategia del potere per il potere molto cara al presidente americano Trump, abbiamo posto qualche domanda a Giuseppe Lumia, già presidente della commissione parlamentare antimafia,

Quella in cui si trova l’Europa è una situazione che probabilmente non si è mai trovata ad affrontare, dal momento che corre il rischio, assolutamente imprevisto, di essere messa in condizioni, in particolare dalla nuova amministrazione Trump ma con avvisaglie anche durante la presidenza Obama e Biden, di essere ridotto ad un grande mercato economico ma non un grande e unitario soggetto politico. Cosa ne pensa?

“In questi giorni è più che mai chiaro a tutti noi che il futuro dell’Europa è diventato cruciale. Anche la questione della scelta del percorso da intraprendere per rafforzare la componente della sicurezza militare ci mette di fronte ad un bivio: da una parte c’è la vecchia strada “confederale”, che ci lascia sostanzialmente in balia dell’attuale e inconcludente assetto istituzionale, dall’altra c’è la scelta “federale”, che porta finalmente a completamento il sentirsi e l’essere davvero una realtà coesa e unita.  In questo periodo, ogni sfida, ogni questione di fondo ci riporta all’opzione fondamentale da compiere: se rimanere avviluppati nelle contraddizioni attuali, mentre gli Stati Uniti, la Russia, la Cina riscrivono la governance mondiale, oppure sentire il peso della responsabilità interna ed esterna di non disperdere il patrimonio di unità conquistato dopo due ben due guerre mondiali e liberare finalmente tutte le migliori energie culturali e progettuali per dotarci di quell’assetto istituzionale in grado di mettere al servizio soprattutto delle nuove generazioni un’Europa all’altezza della storia”. 

Un passaggio senz’altro decisivo, qual’è l’ordine dei rischi connessi alla contingenza storica che stiamo vivendo?

“Non possiamo rimanere fermi perché siamo già in fase di sgretolamento dell’assetto “confederale” dell’Unione Europea sotto tutti i versanti dello stare insieme, a fronte delle necessità che incombono a livello interno e internazionale. Basti pensare alla crisi militare, esplosa con l’aggressione dell’Ucraina, e geopolitica, per quanto di inenarrabile si sta consumando nella Striscia di Gaza, alla crisi energetica e industriale, al declino sociale dal punto di vista del welfare e ai freni posti alle politiche ambientali, senza trascurare le drammatiche sfide globali delle guerre diffuse, del cambiamento climatico, dei flussi migratori, delle disuguaglianze, dell’intelligenza artificiale, delle dipendenze, delle mafie. Non possiamo neanche tornare indietro alla centralità autonoma dei singoli Stati nazionali, perché questo ci spingerebbe in un vicolo cieco così “regressivo” da rischiare esiti ancora più disastrosi. Ci consegneremmo ad un declino inesorabile, dove l’unico vero scampo per il “sovranismo” di ciascun Paese consisterebbe nell’esercitare una residuale pseudolibertà di scelta se aderire, come una colonia, al blocco di potere russo, cinese o americano. Bisognerebbe poi mettere in conto anche possibili sconvolgimenti economici, sociali e politici interni regressivi e reazionari”. 

Come se ne esce, secondo lei?

“È indispensabile quell’approccio che è richiesto ai veri statisti, cioè quello “dell’intelligenza emotiva”, che si realizza in politica con visioni da coltivare, progettualità da promuovere, concretezza da attivare. Analizziamo questi singoli aspetti alla luce del traguardo, da raggiungere velocemente, degli Stati Uniti d’Europa. Trump e Musk, Putin e la Cina, ognuno con le proprie autoritarie convinzioni e i propri obiettivi egemonici, hanno disarticolato qualunque, seppur flebile, istituzione della governance mondiale. Per questi pericolosi protagonisti, l’Europa politicamente è solo una “espressione geografica” e un mercato da colonizzare. Allora la sfida va accolta con una strategia chiara e alla nostra portata: adottando un assetto “federale”, l’Europa può trasformare questa crisi storica in opportunità altrettanto epocale per rigenerarsi in profondità e cambiare radicalmente l’agenda globale. Il sogno di Ventotene è oggi “un’utopia necessaria” più che mai attesa e realizzabile”.

In concreto come si dovrebbe agire?

“È il momento più propizio per aprire una fase costituente dell’Europa federale con la definizione politica di una road map certa e una verifica referendaria finale, in ogni Paese, in modo che si possa distinguere chiaramente tra chi intende essere protagonista di questo nuovo corso e chi preferisce abbandonarsi alla condizione di piccola colonia rispetto alle superpotenze globali. Ecco perché spendere 800 miliardi di euro per armare 27 eserciti distinti non solo è oneroso per il debito pubblico, a fronte della necessità di investire risorse sui tanti fronti sociali e ambientali scoperti, ma rischia anche di essere del tutto inutile, perché saremmo comunque privi di un adeguato sistema di sicurezza. Al contrario, investire in un esercito comune ed europeo ci darebbe un ottimo risultato, all’altezza dei compiti odierni, e ci consentirebbe di tenere sotto controllo la spesa militare, lasciando libere risorse da investire sulle sfide sociali del welfare e del rilancio del reddito del ceto medio-basso, sull’innovazione tecnologica e sulla transizione energetica green, solo per fare qualche esempio, per far sì che questi importanti passaggi siano sostenuti da un vasto consenso sociale”.

Ricordiamo che il 29 Marzo a Firenze, a partire dalle ore 15, nella Sala Capitolare della Basilica di Santo Spirito a Firenze, si svolgerà l’incontro pubblico intitolato “Stati Uniti d’Europa: un’utopia necessaria”.

In foto: Giuseppe Lumia (a destra) con il parlamentare europeo Giuseppe Antoci (a sinistra)

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