Voglia di teatro: tutto esaurito alla scuola popolare di scrittura di Massini

L’agorà di domenica 23 marzo alla Pergola, fra gli applausi chiude i battenti

Firenze – Le vie del teatro non saranno infinite ma a volte sorprendenti sì. Centinaia di persone, d’ogni età e censo, che di domenica dalle 11 alle 13, in una sorta di laica processione occupano la platea per assaporare il gusto libero e solidale della partecipazione drammatica, in presa diretta e senza filtri, sorprendenti lo sono. Stefano Massini, neo direttore artistico del Teatro della Toscana (rango “Nazionale”) rimette in pista, e in gioco, tutto il suo potenziale critico narrativo di gran cerimoniere, esercita il tono seduttivo accalorato del fascinoso incantatore (così fra di noi senza fronzoli e barriere, niente cattedre e registri), sfoggia il talento di affabulatore cristallino e appassionato, e licenzia quattro matinée (due alla Pergola, una Rifredi, una all’Era di Pontedera) che fanno il botto e il tutto esaurito.

La formula, etichettata come “Scuola popolare di scrittura”, è semplice (ma solo apparentemente) e accattivante. Si va a teatro per emozionarsi (certo), per imparare (ovvio), per immaginarsi altrove e consumare inquietudini (anche), si va a teatro per motivi più o meno nobili ma alla fine la differenza la fa il rischio dell’identità, la scossa dell’inedito, la scintilla del possibile, il cretto che la rappresentazione, “qui e ora”, riesce a stabilire coi deliri del mondo contemporaneo: una frattura da cui Massini trae ispirazione e che alimenta la sua trainante vocazione dialettica.

Ecco allora dispiegarsi, in questo poker di occasioni nuove di zecca dal sapore antico (la comunità, l’assemblea, la partecipazione, il dibattito) il “desiderio” di un teatro che sa che ha molte “cose” (parola che Massini abolirebbe) da dire (fors’anche da insegnare) ma che, ed la cosa più importante di questi tempi sordi, che sa ascoltare. Senza farsi troppe illusioni. Semmai con responsabilità, complicità e concretezza. Il pubblico allora non diventa protagonista (abusato ruolo di grondante retorica) ma pedina di una possibile ricerca di temperamenti e comportamenti. In questo caso superare la “paura” (tema cardine di questa prima esplorazione massiniana: altre ne seguiranno) del mettersi in mostra, la paura di esibire il proprio “stile”, per superare l’ansia di prestazione e condividere in sala, a luci accese, commenti, pensieri, intuizioni.

Comunque se “scuola” deve essere che scuola sia. Quaderno alla mano i diligenti “interpreti” prendono appunti. Scavano nella proprie padronanze linguistiche. Seguono il filo di recondite armonie verbali. Elaborano soluzioni alternative alla corrente discorsività piatta e omologata. Rincorrono un fraseggio. Invitati alla fine a produrre micro traiettorie drammaturgiche che, debitamente inviate e accolte, saranno “valutate”. L’agorà massiniana di domenica 23 marzo alla Pergola, fra gli applausi chiude i battenti. La lezione è finita. Non suona la campanella. Al suo posto, al passo coi tempi, squilla un telefonino. Nessuna paura. Niente “zero in condotta”.

In foto Stefano Massini

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