Giornata mondiale per lo stop alle mutilazioni genitali femminili

Ogni anno circa 3 milioni di ragazze rischiano di subire la pratica disumana

Il 6 febbraio si celebra la giornata mondiale voluta dall’Onu per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Il 20 dicembre scorso l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione universale della sua messa al bando e ora spetta ai singoli Stati membri approvare le leggi per mettere fine all‘impunità  e proteggere le donne organizzando assistenza sanitaria e psicologica per le vittime. Una pratica ,quella delle MGF, purtroppo non più confinata a zone circoscritte dell’Africa,viene infatti eseguita in oltre 30 paesi nel mondo per lo più africani in molti dei quali è però messa al bando, (23 paesi africani su 28 hanno leggi nazionali che la vietano specificamente),e divenuta,con l’immigrazione in Europa, nonostante le proibizioni in Italia e in altri Paesi occidentali, una realtà più che diffusa.

Nei paesi in cui essa è praticata si stima che più di 200 milioni di ragazze e donne vivano con una qualche forma di mutilazione genitale. Inoltre, ogni anno, circa 3 milioni di ragazze, nella maggior parte dei casi prima dei 15 anni d’età, rischiano di subire mutilazioni genitali. In Europa si calcola che siano oltre 600 mila le donne che hanno subito MGF e 190 mila quelle a rischio in 17 paesi. Inoltre, UNHCR ha rilevato che, nel quinquennio 2015-2020, almeno 200 mila donne e ragazze all’anno, richiedenti asilo in Europa, potrebbero essere state vittime di MGF.

OnuItalia prevede,poi, che entro il 2030, anno scelto dalla Nazioni Unite  per l’Agenda globale che tra gli obiettivi da perseguire ha la salute delle donne, i diritti umani e sue tutele, si raggiungerà la cifra di 4,6 milioni di donne e bambine a cui verrà eseguita una forma di mutilazione genitale femminile. Vero anche che rispetto al passato, sono ridotte per le donne le probabilità di essere sottoposte a MFG, tuttavia c’è ancora molto da fare sul piano culturale e sociale per raggiungere lo scopo previsto dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile che auspica la sua l’eliminazione entro il 2030.

Più volte poi Action-Aid, organizzazione  internazionale non governativa indipendente impegnata nella lotta alle povertà, ha sottolineato che l’esito in Italia del bando 2023 del Dipartimento Pari Opportunità per una nuova mappatura del fenomeno non è stata ancora reso noto. E che , inoltre, nel nostro paese, la mancanza di dati pubblici aggiornati rende  difficile valutare l’efficacia degli interventi realizzati dagli enti e dalle organizzazioni che lavorano con le donne portatrici o a rischio di MGF. Infatti le informazioni più recenti riguardanti l’Italia sono state elaborate dall’Università Milano-Bicocca nel 2019 e dicono che circa 87.600 donne siano portatrici di MGF, di cui 7.600 minorenni, principalmente di origine nigeriana ed egiziana. Inoltre circa 5.000 sarebbero le bambine che potrebbero subire tale pratica. In Italia per contrastare le Mutilazioni Genitali Femminili il Parlamento ha messo in atto una serie di strumenti contenuti nella legge 7 del 2006,(legge Consolo), tra i quali il presupposto per il riconoscimento dello status di rifugiato,la tutela dei minori, un numero verde nazionale, oltre al Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023.

Riguardo il territorio toscano Vittoria Doretti medico e responsabile Rete regionale Toscana Codice rosa, ha fatto sapere che “c’è una forte attenzione su questo terribile fenomeno unitamente ad una grande collaborazione di rete tra Regione Toscana, gli assessorati e le associazioni che se ne occupano fino alla sanità. Dove ci sono luoghi di eccellenza per l’identificazione, la cura e la cura dei postumi. Poderoso lo sforzo dell’ente riguardo i progetti di formazione e informazione per la prevenzione e l’allerta con progetti di integrazione rivolti in speciale modo alle donne straniere”.

Mentre Stefania Ascari deputata membro della Commissione antifemminicidio, prima firmataria della Legge Codice Rosso afferma: “Purtroppo ancora oggi e anche nel nostro Paese migliaia di donne subiscono mutilazioni genitali, una pratica derivante da una cultura retrograda, patriarcale e maschilista che viola i diritti umani delle donne e dei minori.
Fondamentale è conoscere la dimensione del fenomeno in Italia, per lo più sommerso, e contrastarlo con la prevenzione, la formazione e l’informazione”.

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