Alla fine la presidente Ursula Von der Leyen ce l’ha fatta. E ha vinto. Ha costruito una commissione europea a sua misura. Con una settimana di ritardo e dribblando tutte le turbolenze politiche che sembravano farla naufragare, ha presentato a Strasburgo i suoi 28 commissari con i sei vicepresidenti esecutivi fra cui l’italiano Raffaele Fitto. E ha vinto anche Giorgia Meloni che su quel posto per il suo ministro aveva puntato tutto. Fitto si prende anche la delega alla Coesione e alle Riforme e la supervisione di Agricoltura, Trasporti e Pesca. L’ex ministro per gli Affari europei lascia Palazzo Chigi fra onori e oneri, considerato il difficile compito che lo attende. Intanto il mandato che ha ricevuto sul Recovery Fund lo dovrà gestire in coabitazione col potente commissario lettone Valdis Dombrovskis, un falco fedelissimo della presidente, cui è stata affidata la Direzione generale dell’Economia e Finanza: “Sarai tu a garantire l’efficacia del nuovo Patto di Stabilità”, le ha detto Ursula Von Der Leyen e si sa che sarà rigido e inflessibile sui conti pubblici, con Italia e Francia vigilati speciali per le condizioni economiche critiche in cui versano. Fitto dovrà mediare da Bruxelles e il ministro dell’Economia Giorgetti da Roma dovrà stringere i cordoni di tutte le borse per tenere testa alle aspre rigidità imposte dalla nuova Commissione.
Ma questo è di là da venire, intanto il governo e la sua maggioranza festeggiano: “Un riconoscimento importante- ha subito commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni- che conferma il ritrovato ruolo centrale dell’Italia in Europa”. Le fa eco il vicepremier Matteo Salvini: “Fitto saprà portare avanti gli interessi dell’Italia con buonsenso e concretezza”. E l’altro vicepremier Antonio Tajani parla di “successo del governo”. Ovviamente critiche le opposizioni: per il Pd la nuova commissione, “di stampo conservatore, fa segnare un passo indietro all’Europa”, ma alla fine i socialisti europei non faranno mancare il loro voto.
Inflessibili invece i 5 Stelle, si chiedono “che fine farà il Pnrr”, da usare – è un vincolo ribadito da Bruxelles e inderogabile – entro il 2026. E aggiungono impietosi: “Fitto ha una delega condivisa, su una materia che non ha mai votato, in una commissione che il Governo italiano non sostiene. Débacle Meloni”. Non sfugge poi che le deleghe di Fitto non sono quelle pesanti che ci si aspettava e, seppur compensate dalla vicepresidenza, sono un arretramento rispetto all’Economia che era toccata al dem Paolo Gentiloni.
La nuova commissione europea nasce spostata molto a destra, ma soprattutto nasce a misura della sua presidente Ursula Von Der Leyen: la delfina di Angela Merkel, il cui nome cinque anni fa sembrò uscito dal cilindro come ultima spiaggia dopo le difficoltà di formare il nuovo governo europeo, al suo bis sembra forte come non mai, ha sfruttato le debolezze dei due giganti Francia e Germania, in difficoltà e assediati dai sovranisti. Addirittura ha stoppato negli ultimi giorni il potente e sgradito commissario francese al mercato Interno Thierry Breton, costringendolo alle dimissioni e il presidente Macron si è adeguato indicando subito come alternativa il suo ministro degli Esteri Styéphan Séjourne. Ursula ringrazia concedendo al francese un maxiportafoglio: prosperità, competitività, mercato interno, industria e strumenti finanziari.
Con l’Italia di Giorgia Meloni ha fatto ancora goal. Si sa che fra le due corre buon sangue e una buona complicità. Ursula, dopo aver metabolizzato il voto contrario inflittole da Ecr, ha sdoganato il gruppo dei conservatori guidato da Meloni, come argine sia per la destra estrema di Le Pen e Salvini che per eventuali intemperanze di socialisti e liberali, già esplose contro la scelta di aprire le porte a un commissario fuori dalla maggioranza. Fitto è rimasto in bilico ma poi è entrato. La formula magica della Von Der Leyen è stata: contano i governi e non i partiti, quindi l’Italia, essendo paese fondatore, non poteva rimanere fuori pur mettendosi all’opposizione.
Anche Meloni puntava su questo e ora rivendica il prestigio dell’Italia e si aspetta un patriottismo all’altezza da parte delle opposizioni in casa propria, perché si acconcino a sostenere Fitto. In compenso lei assumerà una postura più europeista trascinando i recalcitranti di Ecr ad appoggiare l’amica Ursula quando sarà possibile.
Von Der Leyen può contare così sulla politica dei due forni, delle maggioranze variabili che le garantiranno più stabilità: i Verdi, con tutti i malpancisti della sinistra, saranno messi all’angolo se troppo indisciplinati, perché non più necessari avendo lei la sponda della destra meloniana. E viceversa, se Ecr farà troppi capricci sovranisti, la presidente guarderà a sinistra. Un’architettura che rafforza Von Der Leyen e rimette in gioco l’Italia meloniana.
Ma Ursula ha fatto di più per garantirsi una presidenza forte e accentrata: intanto 14 su 26 commissari sono del suo partito, il Ppe, poi sono sufficientemente amici, infine il meccanismo dell’affiancamento quasi sistematico disinnesca eventuali alzate di testa. Si controllano a vicenda i commissari: Dombrovskis guarda Fitto; la socialista spagnola Teresa Ribera, anche lei vicepresidente con pesanti deleghe alla transizione ecologica è affiancata dall’olandese Hoekstra per il dossier Clima. Alla fine ogni controversia, se insanabile, arriverà sul tavolo della Von Der Leyen.
Quanto al programma, sarà uno slalom per mettere tutti d’accordo. Le 400 pagine del rapporto di Mario Draghi sulla competitività dovrebbero indicare la strada maestra alla nuova legislatura, ma servono “i circa 800 miliardi l’anno di investimenti pubblici e privati” che invoca l’ex presidente della Bce, serve il debito comune e “chi si oppone- ammonisce Draghi- si oppone agli obiettivi dell’Unione europea”. Servono anche integrazione, pace, democrazia e libertà, serve di portare a termine il Green Deal, serve di credere fortemente nell’Europa che, diversamente, morirà. Lo hanno applaudito calorosamente a Strasburgo, ma le esortazioni di Draghi sono già finite nel tritacarne dei sovranisti: “Miliardi che non abbiamo”, dice Jean Paul Garraud, l’uomo di Le Pen; “Non vogliamo nuovo debito comune e la Germania non pagherà per il debito di altri”, aggiunge l’estrema destra tedesca di Afd.
Voci confinate fuori dal coro dalla stessa presidente ma il vento spira da quella parte.
Lei, Ursula Von Der Leyen, che dovrà condurre la navigazione, intanto spande entusiasmo: “Insieme saremo un’unica squadra, al lavoro per raggiungere un obiettivo comune: rendere l’Europa più forte”.
Ed ecco l’elenco completo dei componenti la nuova Commissione.
- Ursula von der Leyen (Germania): Presidente
- Teresa Ribera (Spagna): Vicepresidente esecutiva per la transizione pulita, giusta e competitiva
- Henna Virkkunen (Finlandia): Vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia
- Stéphane Séjourné (Francia): Vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale
- Roxana Minzatu (Romania): Vicepresidente esecutiva per le persone, le competenze e la preparazione
- Raffaele Fitto (Italia): Vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme
- Kaja Kallas (Estonia): Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza
- Magnus Brunner (Austria): Affari interni e migrazione
- Hadja Lahbib (Belgio): Preparazione, gestione delle crisi,
uguaglianza
- Ekaterina Zaharieva (Bulgaria): Start-up, ricerca e innovazione
- Dubravka èuica (Croazia): Mediterraneo
- Costas Kadis (Cipro): Pesca e oceani
- Jozef Síkela (Repubblica Ceca): Partenariati internazionali
- Dan Jørgensen (Danimarca): Energia e alloggi
- Apostolos Tzitzikostas (Grecia): Trasporti sostenibili e turismo
- Olivér Vßrhelyi (Ungheria): Salute e benessere animale
- Michael McGrath (Irlanda): Democrazia, giustizia e stato di diritto
- Valdis Dombrovskis (Lettonia): Economia e produttività,
implementazione e semplificazione
- Andrius Kubilius (Lituania): Difesa e spazio
- Christophe Hansen (Lussemburgo): Agricoltura e alimentazione
- Glenn Micallef (Malta): Equità intergenerazionale, gioventù,
cultura e sport
- Wopke Hoekstra (Paesi Bassi): Clima, crescita pulita e obiettivi
net-zero
- Piotr Serafin (Polonia): Bilancio, anti-frode, pubbliche
amministrazioni
- Maria Luís Albuquerque (Portogallo): Servizi finanziari
- Roxana Mînzatu (Romania): Persone, competenze e preparazione
- MaroÜ èefcovic (Slovacchia): Commercio e sicurezza economica,
relazioni interistituzionali e trasparenza
- Marta Kos (Slovenia): Allargamento
- Jessika Roswall (Svezia): Ambiente, resilienza idrica ed economia
circolare competitiva
Ognuno dei commissari dovrà superare l’audizione al Parlamento europeo. Alla fine l’Aula si esprimerà sull’intero collegio che non potrà essere operativo prima di dicembre.
In foto Ursula von der Leyen