E’ stato arrestato il presunto assassino delle tre missionarie saveriane uccise nel loro convento in Burundi. Lo riferisce la polizia locale precisando che l’uomo avrebbe confessato il delitto spiegando, senza alcuna esitazione, che lo ha fatto perché il convento “era costruito sulla sua terra”. Il fermato aveva con sé il cellulare di una delle suore assassinate e la chiave del convento. In un primo momento per il delitto erano state fermate tre persone a Bujumbura: si trattava di guardiani dipendenti della parrocchia cattolica Guido Maria Conforti, collegata al convento delle religiose a Kamenge.
“Ha confessato senza alcun pentimento di aver stuprato e ucciso le suore”, ha aggiunto il colonnello Helmegilde Harimenshi, “ha detto di aver commesso il crimine perché, dopo aver fatto alcune indagini, ha realizzato che la parrocchia fu costruita su un terreno che apparteneva ai suoi genitori”. La polizia ha reso noto che l’uomo sarà sottoposto a un esame psichiatrico per valutarne condizioni mentali.
Secondo gli investigatori, l’assassino delle missionarie saveriane avrebbe agito da solo: dopo aver ucciso le prime due suore, Olga Raschietti e Lucia Pulici, domenica pomeriggio, avrebbe rubato le chiavi del convento e il cellulare di una delle sorelle. Poi sarebbe tornato all’alba per massacrare anche suor Bernadetta Boggian, in seguito decapitata. Quando è stato arrestato, il fermato aveva ancora con sé una chiave del convento, una pietra sporca di sangue e il cellulare di una delle vittime.
Duomo di Parma gremito, ieri sera, per l’addio alle tre missionarie. Le religiose saranno sepolte nel cimitero dei saveriani di Bukavu, e riposeranno vicino ad altri missionari che hanno perso la vita o sono stati uccisi nella regione africana.
“Dopo lo sconcerto della notizia – ha detto il vescovo di Parma Enrico Solmi – la sensazione è stata quella di un lutto che ha colpito, a cerchi concentrici, le famiglie delle vittime, la chiesa e la città di Parma. Ci sono arrivate condoglianze da persone che ci hanno fatto sentire ancor più di famiglia. Loro stesse con la loro vita, la loro morte, le loro parole ci prendono per mano per leggere la parola che è stata proclamata: hanno dato la vita per la diffusione del Vangelo. Anche nel giorno della morte, Dio era sul calvario del loro martirio insieme a loro“.