Un titolo che finirebbe di diritto nella rubrica “Mai più senza” del settimanale satirico “Cuore” se fosse ancora in edicola. Davanti alla cassa della libreria di Festareggio, infatti, in posizione di assoluto privilegio, fa bella mostra di sé un libro molto cool (è inglese: si pronuncia “cul”, appunto) e a dir poco curioso, certamente simpatico.

Si tratta di “Come fare la cacca al lavoro” (sottotitolo: “L’arte di andare alla toilette in azienda“) ed è un fondamentale e discretamente voluminoso vademecum illustrato (poiché nulla va lasciato al caso, e le cose da sapere sono tante) in cui vengono esposte “tutte le soluzioni possibili per andare in bagno in totale sicurezza e addirittura traendone dei benefici per quel che riguarda la vostra carriera“, compresa l’assai prosaica questione della puzza (colui che la lascia uscendo, quello che la subisce entrando).
Una difficile arte, certo: come una delle tante e vendutissime pubblicazioni sul “magico potere” del riordino (bestseller mondiale) o di qualsiasi altra cosa (tipo – per restare in ambito scatologico – “Il magico potere di sbattersene il c***“, altro cul(t) della stagione, oppure del francese “Sono tutte stronzate“, appena uscito). Ecco: in questo caso si tratta del magico potere dello sciacquone.

Non si finisce mai di imparare… Pare che la guida pratica, va da sé utilissima, stia andando a ruba (ieri sera il nostro inviato – sua la foto sopra – dice che ne era rimasta solo una copia) in virtù degli inevitabili riposizionamenti e strategie elettorali, da destra a sinistra e viceversa, messi in campo in vista delle elezioni politiche di primavera.
Come dire: l’intestino non può attendere, così come le carriere nel partito. Ovvero: meglio non farsi trovare impreparati, specie nei frangenti più delicati – che magari, chissà, potrebbero rivelarsi decisivi, e dunque occorrono soluzioni spendibili, per non dire argomenti concreti (ancorché plebiscitari, perché l’evacuazione riguarda tutti, e come la morte non fa distinzioni di censo o d’età o di genere), se non addirittura “solidi”.
