
Centocinquantamila copie nella prima settimana, recita la fascetta; il caso editoriale degli ultimi anni, venduto in oltre quaranta paesi, lo scrittore italiano più letto nel mondo. Oltre sedici milioni di copie negli Stati Uniti, libro rivelazione 2015, il libro del momento, ha incantato tutto il mondo. Con la prefazione di Morgan, trovi anche scritto, e in questo caso non puoi fermarti, se non hai dietro i soldi piuttosto impegni l’orologio al banco dei pegni. Entrando in una libreria, non puoi fare a meno di pensare che stiamo vivendo un periodo davvero straordinario, in cui qualsiasi rimbambito dietro ad un programma di scrittura digitale si può mettere lì e regalarti un pezzo straordinario; tipo, se diecimila scimmie per diecimila anni battessero i tasti a caso, considerando un libro all’anno a scimmia, otterresti sicuri sicuri cento milioni di bestsellers. E quindi che fai? Ti lasci irretire dalla sgargiante copertina, senza meno.
Ti porti l’oggetto del desiderio a casa, stacchi il telefono, ti prepari nella tua poltrona preferita col plaid sulle ginocchia e la lampada da lettura posizionata in maniera strategica, stecca di cioccolato e tisana a portata di mano, togli religiosamente fascetta e sovraccoperta, prepari il segnalibro, ti immergi nell’incipit – grasso che cola se arrivi fino a pagina dieci prima di mettere via tutto, riaccendere il telefono e vedere se fai ancora in tempo ad aggregarti agli altri per un Checco Zalone, che dopo quello che hai subito può solo guadagnarci nel confronto; oppure, se è troppo tardi, ti perdi nei programmi di Maria de Filippi maledicendo il destino.
Anche volendo operare una attenta selezione, conviene ogni volta prepararsi un Piano B, perché di cento libri che oggi l’editoria ti propone come irrinunciabili se ne potranno salvare al massimo una ventina, tra i quali quattro, cinque potranno fare una qualche differenza nella tua vita. Molto modesta, peraltro. I libri che veramente vale la pena di comprare sono perlopiù quelli che hanno superato le forche caudine delle innumerevoli prove alle quali li hanno sottoposti i lettori precedenti, che hanno cioè scapolato incolumi o quasi gli Scilla e Cariddi del mercato editoriale: la prova del tempo, e quella dell’incasso.

Del tempo, perché se un libro veramente era interessante lo capisci solo dopo, in retrospettiva; la gente legge, commenta, si interessa, desidera rileggere, si scambia impressioni, e il libro finisce col sopravvivere alle mode e financo ai suoi autori. Quella dell’incasso, perché se non ha portato sufficiente utile prende e sparisce dagli espositori, e non lo rivedi più, hai voglia a strillare che era formidabile. Se ti va bene, lo trovi – ugh! – in digitale.
Cosa poi sia remunerativo per un editore, rappresenta per l’uomo della strada (ma anche per molti addetti ai lavori) un mistero insondabile; perché l’editoria italiana debba per forza eiettare sul mercato decine di migliaia di titoli l’anno, la quasi totalità dei quali non vale nemmeno la carta su cui sono stampati, per poi aggiungere alle spese di editing, distribuzione (mostruose, il 60% del totale), esposizione anche quelle di reso e spedizione e immagazzinamento e macero non è dato saperlo.
Non sarebbe meglio puntare su cose di qualità, rimpicciolire l’azienda e investire meglio? No; le spese mostruose di questa folle partita di giro e della promozione dei soliti quattro gatti noti ingoiano quasi tutto il margine, che per fortuna è preservato in parte da emolumenti e regalie politiche, ruberie ai lettori grazie ai vergognosi prezzi di copertina (a volte quasi 30 Euro per un volume di narrativa che domani sarà già vecchio) e al mancato pagamento degli autori, categoria che, si sa, lo fanno per la gloria. Nel frattempo, i colossi editoriali licenziano al volo intere sezioni per preservare i diritti dei pochi protetti, chiudono investimenti faraonici con punti vendita degni dell’Alhambra popolati da commessi / facchini tristi, sfiniti e demoralizzati mentre si moltiplicano i corsi per motivare personale sull’orlo del suicidio, agenti di vendita da rapina, ispettori di punti vendita con licenza di uccidere.
Il Mega Editore nostrano gioca su due tavoli diversi: con una mano finanzia (poco o niente) meravigliosi progetti per giovani lettori, anziani lettori, coraggiosi lettori, giochi a premi televisivi, (tanto) Fabio Fazio con bestsellers solo da spingere e tradurre (male); con l’altra batte la grancassa di quanto è bella giovinezza e quanto il futuro sia nell’e-Book, che il cartaceo ormai l’è morto. Poi, sorpresa: ti accorgi dalle statistiche – ma chi legge lo sapeva già da un pezzo – che a fruire degli e-Book sono sempre gli stessi che già leggono il cartaceo, quindi si tratta di una chimera vera e propria, che chi legge vuole sfogliare le pagine.
Che il mercato del libro usato va meglio di quello del nuovo. Che la gente compra a poco, legge, rilegge, scambia, regala, stampa da Internet (abusivamente, ed è l’unico modo) cose che dopo 2 mesi le case ritirano dal mercato per insondabili decisioni finanziarie; insomma, che il libro sopravvive in barba e soprattutto nonostante l’editoria. E il sospetto che questa rappresenti una fonte di guadagno del tutto slegata dalla lettura ci coglie una volta di più, mentre in lontananza sentiamo rivoltarsi il povero Maestro Manzi nella tomba.