Giornata storica di democrazia

renzi-napolitano-308239Quella di domenica 4 dicembre è stata una giornata storica di protagonismo democratico del popolo italiano e ancora di più reggiano: il risveglio della partecipazione al voto, con percentuali molto elevate, è un fatto positivo.

La vittoria del no al referendum è stata netta e il presidente del consiglio ha compiuto un atto che gli rende onore – nel rimettere il proprio mandato al capo dello Stato – con un discorso apprezzabile e importante che ha preso le proprie mosse dal responso delle urne, che è stato rispettato. La politica è fatta di successi e sconfitte. In entrambi i casi serve il coraggio e l’umiltà di capire che cosa è accaduto, come condizione per andare avanti.

Ora l’Italia ha davanti a sé alcuni passaggi fondamentali: approvare la legge di stabilità e cambiare la legge elettorale in primis. Auspico che la coalizione del “No” sappia assumersi la responsabilità della proposta per un’iniziativa della riforma.

Questo percorso oggi è nelle mani salde del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il paese ha bisogno di percorsi chiari e credibili, anche davanti al contesto internazionale, affinché possa completare quel cammino di uscita dalla crisi nel quale è entrato a seguito degli sconvolgimenti globali del 2008.

Reggio è stata una delle città in cui ha prevalso il “Sì”, segno che nelle nostre comunità la propensione al cambiamento e alla semplificazione del quadro politico, nel solco della tradizione del riformismo emiliano, ha raccolto i maggiori consensi.

Non v’è dubbio peraltro che – complessivamente – in Italia la nostra comunità politica esca divisa e lacerata da questa prova. C’è bisogno di un lavoro per ricucire le divisioni, per tornare a riunire un popolo. Va fatto con chiarezza e lealtà da parte di tutti, confrontandosi in modo franco sull’idea di progresso che abbiamo in mente, con senso di responsabilità, tenendo assieme i nostri punti di riferimento tradizionali ma senza paura di innovare: rispetto alle idee di eguaglianza, di giustizia, di cittadinanza e di libertà.

Lo possono e lo devono fare i sindaci ma lo deve fare, più in generale, tutto l’ambito largo del Pd, del popolo democratico, i mondi ad esso vicini culturalmente, per storia e per affinità valoriali. Questa strada va percorsa assieme.

Sarebbe un errore fermare le lancette dell’orologio al 4 dicembre. Le nostre comunità richiedono a tutti, istituzioni in testa, che il lavoro continui per affrontare le sfide aperte, nel segno della democrazia, della competenza per risolvere i problemi in campo, della passione civile, dell’impegno condiviso attorno all’idea di amore per l’Italia e di voglia di misurarsi senza paure con le sollecitazioni che il contesto internazionale ci pone ogni giorno.

I nostri valori, il nostro modo di intendere le riforme, il modo in cui si sta insieme sono tutti temi su cui occorre continuare a dialogare e a fare lo sforzo di trovare la sintesi più alta e al tempo stesso vicina e comprensibile alle istanze dei cittadini.

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