Socchiuso…Conte gela le aspettative italiche. Nulla o quasi cambierà fino al 18 maggio

Diversamente lockdown…il premier Conte gela le aspettative degli italiani perché in sostanza fino al 18 maggio non cambierà quasi niente. E in molti cominciano ad interrogarsi sulla tenuta democratica dei Dcpm serali, come il caso delle scuole chiuse in Italia per sette mesi (con buona pace dell’articolo 33 sull’istruzione). Anche il presidente emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini minaccia il cartellino rosso all’attuale esecutivo

Più che fase 2, la si potrebbe chiamare fase 1+ o al massimo 1 e mezzo, dipende dall’ottimismo con cui la si guarda. Perché la finalmente tanto attesa, per una volta in chiave semiliberatoria, conferenza stampa serale del premier Giuseppe Conte sembra aver deluso, per qualcuno anche della grossa, le aspettative degli italiani. Molti dei quali già proiettati, dopo mesi di arresti domiciliari pur in assenza di sentenze, alle vacanze estive.

Fatto sta che dal 4 maggio cambierà molto poco rispetto ad oggi, muniti sempre e comunque di autocertificazione ad ogni stormir di fronda, si potranno andare a trovare i parenti stretti, per quanto attiene le libertà personali, ci sarà più libertà nell’attività motoria all’aperto, con la riapertura dei parchi ma sempre rispettando le debite distanze nonché a numero chiuso e spostarsi dalla regione d’appartenenza ma solo per raggiungere la legittima residenza. Stop o poco più. Si potrà anche defungere questa volta non in solitudine ma al massimo alla presenza di non più di 15 persone a compiangerti. Il commercio e la produzione? Possono attendere, almeno secondo il comitato scientifico che sottende le decisioni del Governo. Per non parlare della scuola che riaprirà in settembre dopo soli, si fa per dire, 7 mesi di stop. In pratica un calendario scolastico.

In regione almeno già da oggi si registra la riapertura della ristorazione take-away, dei distretti del manifatturiero con attività rivolta prevalentemente all’export e delle aziende del comparto costruzioni, solo per i cantieri su dissesto, scuola, carceri e edilizia residenziale pubblica. Naturalmente anche qui con le precauzioni del caso. Per il resto, a tappe lente e ben distese, si attenderà il 18 maggio per rivedere in vita il commercio al dettaglio, la riapertura di musei e mostre e addirittura il 1 giugno per bar, ristoranti, parrucchieri ed estetisti. A data da definirsi invece il via libera ad esempio per pub e palestre.

E mentre pure i Vescovi italiani, per vocazione intrinseca muniti di santa pazienza, perdono le staffe gridando alla violazione della libertà di culto per il prolungato divieto di utilizzare liturgicamente le chiese, il ben più laico presidente di Regione Stefano Bonaccini minaccia addirittura il cartellino rosso al Governo Conte. In un’intervista a Radio 24, il governatore si è detto deluso su scuola e famiglia, la soluzione del cui enigma organizzativo casa-lavoro è al momento di difficile se non impossibile soluzione. Per le mascherine invece, che almeno saranno calmierate le chirurgiche al prezzo di 50 centesimi, Bonaccini avrebbe voluto la loro obbligatorietà anche all’aperto

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