Stamp Intervista: Francesca Chiavacci, prima donna presidente nazionale Arci

Firenze –  Per la prima volta una donna diventa presidente nazionale dell’Arci. Si tratta della fiorentina Francesca Chiavacci (52 anni) che dopo essere stata deputata (e relatrice della legge sull’obiezione di coscienza), consigliere comunale e per dieci anni presidente dell’Arci di Firenze, assume adesso la guida di una delle più grandi espressioni del mondo associativo con più di un milione di iscritti e 5.500 circoli o strutture associative.

Votata da 160 su 168 membri del Consiglio nazionale, la neo presidente ha parlato della necessità di raccogliere la sfida del cambiamento. Su questo tema ha accettato di parlare con Stamp.

Hai annunciato un nuovo protagonismo dell’Arci a cominciare dalla questione dei diritti civili e della promozione della cultura. Quali le prime indicazioni ?
“La questione dei diritti civili è nel nostro paese un’emergenza democratica, la coscienza culturale e i comportamenti dei cittadini sono molto più avanzati delle leggi che trattano di questo. Penso alle unioni civili, alle regole sul fine vita, al tema della fecondazione assistita. Una grande associazione popolare può attivare campagne importanti e diffuse su questi temi. Sulla cultura, si tratta oggi, in tempo di crisi, oltre che la possibilità di produzione e innovazione in questo settore, di difendere la possibilità di accesso alla cultura da parte dei cittadini. I nostri spazi sono e devono essere sempre di più luoghi di educazione popolare, di formazione degli adulti, di fruizione accessibile ad eventi”.

L’Arci sarà da stimolo anche per un maggiore protagonismo del terzo settore nei confronti delle istituzioni?
“E’ uno dei nostri impegni. Siamo presenti nel Forum del Terzo Settore, e da questo ci sentiamo rappresentati. Ma l’associazionismo di promozione sociale soffre, rispetto ad altri, della poca consapevolezza, talvolta, a livello istituzionale, che anche attraverso l’attività ricreativa e culturale si contribuisce a un sistema di welfare qualificato e rinnovato. Inoltre dobbiamo riuscire a far capire meglio , nel tempo della crescita di una relazione diretta leader-popolo, che la rappresentanza sociale , i cosiddetti “corpi intermedi” sono fondamentali per la ricostruzione di un’etica pubblica, della partecipazione”.

Una donna per la prima volta alla guida dell’Arci..anche questo è un segnale di un cambio di passo?
“Direi di sì. Anche nella nostra associazione, come in altri luoghi della politica, le socie attive e le dirigenti nelle basi associative sono tantissime, ma in tutti questi anni non si era riuscite a rompere quello che si chiama “il soffitto di cristallo”, che impedisce alle donne di raggiungere i livelli più alti di direzione. Credo che, insieme ovviamente a tanti altri e tante altre, si possa lavorare per dare maggiore protagonismo femminile e portare l’innovazione e la dinamicità che in genere lo accompagna…..”

 

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