L’agricoltura apre le porte ai giovani e scommette sul futuro. Nei prossimi mesi nelle campagne italiane si possono creare oltre 20mila nuovi posti di lavoro. A rendere reale questa importante opportunità è il Protocollo d’intesa, firmato ieri a Roma presso la sede della Cia-Confederazione italiana agricoltori, dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, dal presidente della Confederazione Dino Scanavino e dal presidente di Agia (Associazione giovani imprenditori agricoli della Cia) Luca Brunelli. Si tratta di un significativo atto concreto del Piano nazionale “Garanzia per i giovani” che prevede uno stanziamento complessivo per tutti i settori produttivi di 1,7 miliardi di euro. Il protocollo, spiega la nota della Cia, consentirà alle imprese agricole associate di attivare tirocini e rapporti di apprendistato con giovani che intendono avvicinarsi all’agricoltura. Nello stesso tempo sono previste anche azioni per l’auto-imprenditorialità. "La firma del protocollo da parte di Cia e Agia – commenta la Cia – , vuole realizzare questa particolare azione: mettere sul tavolo le potenzialità del mondo agricolo e dei giovani imprenditori e vedere quali strumenti, quali risorse, quali investimenti, il governo è realmente disposto a mettere in gioco. Una sfida importante che bisogna affrontare con coraggio e decisione. E’ in ballo il futuro del nostro Paese".
Incoraggianti i dati economici dell'agricoltura italiana guidata da giovani under 40, sempre più innovativa, creativa, sostenibile e green. Secondo l'analisi Cia già oggi le 161 mila aziende guidate da conduttori di età inferiore ai 40 anni realizzano utili netti maggiori (il 23% del fatturato contro il 7% della classe d’età degli ultra 55) – evidenzia la Cia – grazie anche a una maggiore attitudine al rischio e propensione all’export. Ma anche grazie a una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali. Perché i giovani non si fermano solo agli agriturismi, ma creano vere e proprie fattorie didattiche: in Italia le conducono il 4,7% degli “under 40” contro l’1,2% degli “over 40”. E poi non si accontentano solo di produrre coltivazioni certificate, ma le vendono quasi sempre in azienda: la vendita diretta, infatti, è appannaggio del 22,6% degli “under 40” contro il 15% degli “over”. In più – conclude la Cia – scelgono sempre un approccio eco-sostenibile nelle loro attività: i servizi per l’ambiente e la produzione di energia alternativa sono una prerogativa aziendale per il 7,2% degli “under 40” contro il 4% degli “over 40”.
Le opportunità del settore agricolo per le nuove generazioni. Solo nel 2013 sono nate 11.485 imprese agricole, pari al 10% circa delle aziende neonate in Italia, e oltre il 17% di queste “new entry” ha un titolare di età inferiore ai 30 anni – ricorda la Cia-. In più, oggi il 90% per cento degli agricoltori “under 30” ha una scolarità medio-alta. E non ci sono più solo i laureati in Agraria, facoltà che comunque dall’inizio della crisi ha avuto un picco di immatricolazioni (+40%) a fronte di una flessione generalizzata delle iscrizioni all’Università (-12% in cinque anni). Oggi nel settore cresce il numero di giovani “dottori” che decide di investire sulla campagna, ma partendo da percorsi formativi e familiari completamente estranei all’agricoltura: ci sono educatori e psicologi che si dedicano all’agricoltura sociale e alle fattorie didattiche; esperti della comunicazione che gestiscono il marketing e la promozione dei prodotti sui mercati stranieri; economisti che amministrano l’azienda; erboristi e farmacisti che scommettono sulla fitoterapia e sulla cosmesi naturale; architetti che fanno “bio-edilizia” producendo mattoni artigianali di argilla e paglia completamente eco-sostenibili e riciclabili.
“Garanzia per i giovani” è il piano lanciato dalla Commissione europea e prevede che “under 25” europei ricevano un’offerta di lavoro, di formazione o di stage entro quattro mesi dalla fine degli studi o dalla perdita del posto di lavoro. Si tratta di un segnale di attenzione verso la disoccupazione giovanile, che resta uno degli aspetti più negativi dell’attuale situazione socio-economica, soprattutto nel nostro Paese. “Garanzia per i giovani”, come le indicazioni che vengono dal Job Act del governo Renzi, rappresentano un segnale importante di nuova attenzione nei confronti dell’agricoltura, che esce da una sorta di ghettizzazione e viene finalmente vista come elemento strategico del sistema. Nelle campagne ci sono, insomma, imprese e lavoro. Ci sono opportunità per i giovani che devono essere sostenute da un organico quadro legislativo ispirato alla premialità, alla semplificazione, alla fiducia e dall’azione delle associazioni di categoria.
Il dramma della disoccupazione giovanile è ormai un fatto acclarato, ricorda la Cia. Gli ultimi dati Istat segnalano la continua crescita di giovani senza lavoro. Siamo davanti a percentuali che superano il 40%. Sono oltre 4 milioni gli “under 35” che non studiano e non lavorano. Rispetto a questo catastrofico scenario l’occupazione dipendente del settore agricolo continua, però, a rappresentare una quota importante del mercato del lavoro. Malgrado la sfavorevole congiuntura, il comparto ha mostrato una sostanziale tenuta riuscendo a mantenere i livelli occupazionali pre-crisi, ovvero 1 milione circa di lavoratori agricoli. Un risultato estremamente positivo da attribuire non solo alla caratteristica anticiclica dell’agricoltura, ma anche e soprattutto alla sua dinamicità, vitalità e flessibilità che hanno consentito di resistere, meglio di altri comparti produttivi, alle difficoltà. Basta scorrere le cifre dell’Istat per capire l’importanza dell’agricoltura nella lotta alla disoccupazione. Nell’ultimo anno sono stati i giovani a contribuire in modo tangibile alla crescita nei campi del lavoro dipendente, visto che gli occupati con meno di 35 anni sono cresciuti del 5,1%.
"Proprio l’agricoltura e l’intero sistema agroalimentare costituiscono oggi l’asset strategico sul quale investire per rivitalizzare l’apparato produttivo ed economico – sottolinea la Cia – , dando slancio al “made in Italy” sui mercati internazionali, vigore ai consumi interni e favorendo nuova occupazione. Non è, infatti, casuale la scelta di focalizzare Expo 2015, uno degli eventi più rilevanti per il nostro Paese, su tematiche legate all’alimentazione e, di conseguenza, al mondo agricolo".