Leopolda 7 apre i battenti con Matteo Richetti

Firenze – Torna a casa Matteo Renzi, a quella  Leopolda dove sta per cominciare l’appuntamento col suo popolo, con la “benzina” che gli consente di essere e rimanere il leader, nonostante i malumori, mai così forti e i mal di pancia che assalgono il Pd che ormai, sul referendum, dopo il distacco della linea Bersani-Speranza, sta consumando anche la scissione della sinistra del partito. Attorno, tutti i “fedelissimi” arrivati nel tardo pomeriggio,  tra gli altri Maria Elena Boschi, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato ed il sottosegretario alla presidenza del consiglio Claudio De Vincenti, di cui è previsto un intervento stasera sul terremoto, oltre a Del Rio. Ad aprire la “festa”, Matteo Richetti che ufficializza in questo modo la ripresa regolare dei rapporti con il segretario dopo un periodo di freddezza. Il premier è in platea con la moglie Agnese.

Richetti, preso il microfono, scalda l’aria andando diretto al punto: “Il nostro avversario non è il fronte del No ma chi ha deciso di fermarsi alla denuncia, se chi sa dire solo no diventa maggioranza siamo oltre l’antipolitica e il populismo, siamo a chi non si sa prendere responsabilità”.

“Noi non ci chiamiamo fuori – ha aggiunto Richetti – abbiamo chiesto anni fa che la politica cambiasse linguaggio, che i protagonisti fossero i cittadini e la prima delle 100 idee era il superamento del bicameralismo perfetto…noi abbiamo fatto ripartire il paese”. Un po’ di polemica con Vauro per la vignetta in cui si ironizza  “Al via la Leopolda. Eddai, hai fatto trenta, fai trentuno. Che ti costa? Una sola, una scossetta pure qui anche piccola” messa all’indice sul palco, un pensiero per l’alluvione di Firenze, uno per il sisma e le sue vittime. Titolo del settimo appuntamento leopoldino, “E adesso il futuro”. 

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