Signori e signore ecco a voi l’hypercar più stilosa, e forse più costosa, del mondo (si parte da circa 1,5 milioni di euro probabilmente in su). Ha fatto tappa al Tecnopolo di Reggio, cuore pulsante della realtà e delle volontà innovative reggiane, dopo i fasti della Fiera milanese, la superba e luccicante super ibrida (anche se con l’elettrico andrà poco lontano, una 20ina di km poi urge la ricarica) che verrà costruita dal 2023 in una vasta area di una Gavassa che si appresta a sua volta a diventare avamposto mediterraneo dell’Impero cinese.
Il gran macchinone per magnati russi, emiri del Qatar e maxi capitalisti dagli occhi a mandorla (ufficialmente però ancora, oggi più che mai, convinti comunisti), che in un primo momento avrebbe dovuto chiamarsi Honqi, cioè Bandiera Rossa (il nome si è però perso nel nulla forse “per la contradizion che nol consente”), è stata magnificamente e momentaneamente esposta all’interno del Capannone 18 (dove la società sino-americana ha stabilito la propria sede legale e il quartier generale).
La Silk-Faw S9, questo il nome ad oggi, ad alimentazione ibrida plug-in da 1.400 CV complessivi capace di uno scatto da 0 a 100 km/h in poco meno di due secondi sarà dunque il fiore all’occhiello della joint-venture Silk Faw che darà come contropartita alla reggianità per il sito gentilmente messo a disposizione, la realizzazione dell’impianto produttivo attraverso un investimento complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro entro il 2028. Per quanto riguarda i livelli occupazionali, invece, la promessa è quella di circa mille nuove assunzioni entro il 2028, di cui il 30% riguardanti persone laureate.
L’iniziativa imprenditoriale prevede poi l’insediamento, a Gavassa appunto, di uno stabilimento per la progettazione e la produzione di autovetture elettriche con annesse attività ausiliarie e di servizio: un centro di ricerca e sviluppo e innovazione, un centro stile, un’area per convegni ed eventi, un incubatore di start-up tecnologiche, aree per la formazione professionale, un’area accoglienza e ospitalità. Il piano è caratterizzato da una superficie territoriale di 34,7 ettari, di cui l’80% già urbanizzato e la parte restante urbanizzabile, senza il coinvolgimento di aree agricole.
Il super bolide geograficamente “made in Reggio” rappresenta anche, simbolicamente, l’interfaccia della sinistra contemporanea, che da una parte guarda nostalgicamente alle feste dell’Unità (si mangiava gnocco fritto sognando sulle note degli Inti Illimani) e celebra il centenario del Pci, dall’altra si apre volentieri all’ingresso dei maxi capitali cinesi con tutti gli interessi del caso ed i potenziali rischi sul mercato locale di un’operazione di questa portata.