Voto di scambioBerlusconi indagato a Reggio. Ma l’accusa non sta in piedi

L’ex premier sotto inchiesta per voto di scambio. Nel mirino del pm la lettera che promette il rimborso dell’Imu

Lo diciamo sommessamente perché trattasi di materia incandescente. Permetteteci però di avanzare qualche perplessità sull’inchiesta del procuratore capo di Reggio Giorgio Grandinetti che ha iscritto nel registro degli indagati Silvio Berlusconi in persona per voto di scambio.

Secondo il magistrato, l’ex premier con la lettera fac-simile con la quale prometteva il rimborso dell’Imu 2012 sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli (già versata) in caso di vittoria ha violato l’articolo 96 del testo unico delle leggi elettorali.

Ora, comprendiamo l’indignazione dei due reggiani che hanno presentato l’esposto. La lettera poteva (e in alcuni casi lo ha fatto) trarre in inganno: non sono mancati i cittadini, soprattutto anziani, che si sono presentati allo sportello Caf per riscuotere il rimborso. Ma le valutazioni di natura morale  e politica sono una cosa, i reati un’altra. Ed è nell’interesse generale che la linea di demarcazione sia netta.

Quella che a nostro avviso appare una forzatura è l’interpretazione dell’articolo 96 che vieta di offrire o pagare denaro “per ottenere a proprio od altrui vantaggio la firma per una dichiarazione di presentazione di candidatura, o il voto elettorale o l’astensione”. Il diritto distingue però tra voto di scambio legale e illegale: il primo consente di vedere soddisfatta una propria richiesta legittima in cambio del voto, il secondo si verifica quando un politico offre qualcosa che non è legittimato a offrire.

Per quale ragione la promessa – sia pur politicamente ed economicamente irresponsabile – di rimborsare un’imposta dovrebbe essere considerata illecita?

Nelle ultime convulse giornate di campagna elettorale il caso è stato ampiamente cavalcato da Rivoluzione civile, il partito dell’ex magistrato Antonio Ingroia, che ha fatto partire le prime denunce al Cavaliere.

Visto il risultato delle urne gli elettori devono avere capito meglio dei magistrati, sia quelli in carica che quelli prestati alla politica, dove si trova la linea di demarcazione che separa il diritto dalla morale.

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