Firenze – Alla Biblioteca delle Oblate, nella Sala Dino Campana, venerdì 1 aprile 2022 alle ore 17.30, la professoressa Vittoria Franco, docente di filosofia e già senatrice della Repubblica presenterà, in un incontro, sia in presenza che on line (tel. 0552616523, bibliotecadelleoblate@comune.fi.it), la figura della filosofa francese Luce Irigaray, all’interno dell’iniziativa “Rileggere i classici per migliorare il presente”.
Professoressa Vittoria Franco, lei presenta alla Biblioteca delle la pensatrice francese Luce Irigaray. Può dirmi chi è e qual è la sua ricerca?
Luce Irigaray è una filosofa e psicanalista francese, di origine belga, nata nel 1930. È la massima teorica del pensiero della differenza sessuale, molto influente sul femminismo internazionale. Ha avuto un rapporto speciale con i gruppi femministi italiani. Quasi tutte le sue opere sono tradotte e qualcuna – ad esempio, Amo a te – è stata addirittura scritta nella nostra lingua. Si trasferì in Francia per partecipare alla Scuola freudiana fondata da Jacques Lacan. Però ne fu estromessa quando, nel 1974, nella sua opera Speculum, l’altra donna osò criticare le posizioni sue e di Freud sulla sessualità femminile. È noto che Freud considerasse la donna come un “maschio mancato” e perciò invidiosa della potenza maschile. Da lì iniziò una sua ricerca originale che mette a tema il concetto di differenza come valore positivo, come precondizione per la conquista di autonomia e libertà, e non più come motivo di esclusione delle donne dalla sfera pubblica, com’è stato per secoli.
Luce Irigaray e la teoria della differenza sessuale. Può approfondire questo concetto? Come si inserisce nel sociale contemporaneo?
L’opera fondamentale nella quale viene focalizzato il concetto è Etica della differenza sessuale, del 1984, diventata un classico nella storia del pensiero femminista. Qui Irigaray fa i conti con buona parte della tradizione filosofica occidentale, che lei definisce “fallocentrica”, patriarcale, basata sulla centralità e superiorità della figura maschile, con l’intento di destrutturarla e ribaltarla, per operare una rivoluzione di pensiero che collocasse anche la donna al centro del mondo. La democrazia comincia a due è un altro suo titolo importante. Io sottolineo il fatto che il suo pensiero della differenza sessuale non mira al separatismo – come è stato per molta parte del femminismo -, bensì a creare fra uomini e donne un’alleanza rispettosa dell’autonomia e della libertà delle donne, per coabitare insieme il mondo, ciascuno e ciascuna con la sua singolarità. Deve cambiare l’ethos, cioè il modo di abitare insieme. Questa acquisizione teorica è valida ancora oggi. Senza di essa anche la conquista dei diritti rimane fragile, esposta a essere revocata quando dovessero mutare le condizioni politiche.
Perché è importante il messaggio di Luce Irigaray?
È importante perché pone le basi filosofiche per quella che noi chiamiamo “democrazia paritaria”, che consiste nel riconoscimento della soggettività dei due generi, di quella che lei definisce “ontologia del due”, che significa che fra uomo e donna deve esserci un limite – metaforicamente, uno “spazio” – che impedisca una relazione basata sul possesso. Lei parla anche di “irriducibilità” di un sesso all’altro, che è garanzia di autonomia e di una relazione senza dominio. Un pensiero che io trovo molto attuale anche per leggere i fenomeni di violenza diffusa che troppo spesso finiscono nel femminicidio.
Professoressa Franco lei è politica e filosofa. Di che cosa si occupa attualmente per la parte politica e quella filosofica?
Per la politica sono soprattutto un’osservatrice della scena, purtroppo sempre più piena di fenomeni drammatici come la pandemia e questa assurda guerra di un tiranno russo contro un Paese sovrano, l’Ucraina. Ci siamo ritrovati piombati in un passato che non immaginavamo potesse ripresentarsi, con tanta distruzione e perdite di vite umane. Mi batto perché si ricostituisca un tempo di pace permanente.
Come studiosa, continuo a scrivere su temi di filosofia morale, come la responsabilità e altre categorie della convivenza come la bontà o la fraternità/sorellanza o su questioni più legate al pensiero femminile, come dimostra la mia conferenza su Luce Irigaray.
Quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
Sto lavorando a una ricerca sul male nel ‘900, cioè su come la Shoah e la pratica concentrazionaria dei lager abbiano mutato il modo di rappresentare il male anche sul piano filosofico. Penso a filosofe e filosofi importanti come Hannah Arendt, Ágnes Heller, Emmanuel Levinas e molti altri che hanno prodotto uno sconvolgimento nel paradigma del male.
Foto: Vittoria Franco