L’occasione è troppo ghiotta per ottemperare subito ai propri doveri. Così ci permettiamo una mezz’oretta di (dis)piaceri prima di volare per altri lidi. Trattasi del vernissage della mostra ai Chiostri di San Pietro sui 40 anni dei Cccp, di cui gli ultimi circa 30 senza che l’ex band abbia più prodotto nulla o quasi. La scaletta è strutturata rigidamente: prima il sermone all’ingresso, in un chiostro piccolo ove campeggia una sorta di tenda con impressi i corpi giovani dei 4, quindi una visita libera in cui i circa 100 giornalisti hanno la possibilità di spaziare dal primo al secondo piano del fenomenale complesso già benedettino, come gran finale una conferenza stampa più borghese al bar della piazzetta sotto.

L’atmosfera è quella giusta: Davide Zanichelli, di Palazzo Magnani, fa gli onori di casa senza troppa convinzione, l’assessora Annalisa Rabitti si dice commossa, il sindaco Luca Vecchi parla della più grande o quasi mostra mai realizzata a Reggio Emilia (sic!). E gli astanti, alcuni dei quali in effetti coi lucciconi agli occhi, pendono dalle loro labbra. Il latore del presente articolo, al secolo artistico gianpar, vorrebbe ma non può, presenziare al rito conferenziere finale ove osano i salamelecchi, e dunque precede il corpus informativo e politico-amministrativo, prima nel giro delle 7 stanze ciascuna adibita ad un album specifico dei Cccp poi al secondo piano, eccezionalmente e miracolosamente adibito a sua volta a spazio ulteriore e definitivo dell’esposizione.

Al secondo piano, in piene vestigia dei locali di disimpegno degli antichi monaci, gianpar si intrufola da par suo, cioè semifurtivamente, in una stanza ove scorrono immagini di guerra riconoscendo immediatamente i tentativi di intifada nella Striscia di Gaza. E scatta il desiderio, certamente unidirezionale, di scambiare quattro chiacchiere col leader, mentore e deus ex machina del glorioso gruppo che fu: il cerretano oggi ippico-barbarico, transumante una tantum, Giovan Lindo Ferretti.

Resta una manciata di minuti eppure la sorte questa volta è benevola. E là dove poco prima avevano echeggiato i peana cccpiini, ecco che Giovan Lindo, Zamboni, Fatur e Annarella si son radunati in attesa che il grosso dei privilegiati dell’anteprima ridiscenda le scale tornando alla realtà. Gianpar rompe gli indugi (probabilmente non solo quelli) e si accosta al Ferretti come un fan di serie B. Prima l’accenno alla sala di cui sopra che una gentile allestitrice aveva definito “antimilitarista”, aggettivo subito rintuzzato dal Ferretti manco fosse un’offesa, poi la domanda diretta ma ineludibile: scusi Ferretti, voi cantavate negli anni ’80 in “Punk Islam” questa strofa “Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta”. Poche ore fa le milizie islamiche di Hamas allo stesso grido “Allah u Akbar” hanno sgozzato in un kibbutz decine e decine di bambini israeliani”…Ferretti parte in tromba senza che la domanda venga posta compiutamente: “cosa c’entra? Le nostre canzoni vanno contestualizzate, un conto erano gli anni ’80, un conto i tempi attuali (in effetti, la situazione è pure peggiorata, ndr)”. Gianpar incalza: ma qual è la sua posizione in questo conflitto? “Non capite la differenza? Nel mondo c’è una sorta di brusio continuo, il gossip dei giornali (chiamalo gossip, ndr), noi abbiamo fatto la storia, una storia che sarebbe già dovuta finire (qui il riferimento è poco chiaro, forse afferisce alla locuzione latina “historia magistra vitae”, forse alla storia del gruppo, forse a quella del conflitto arabo-israeliano, o forse a quella di cui parla Fukuyama come trionfo del liberalismo e del capitalismo sul comunismo, chi lo sa, il guru dell’Appennino ama esprimersi in modo criptico e va decifrato come la sacerdotessa di Apollo a Delfi, la Pizia, che però era vergine). Io penso attraversando i secoli quando scrivo canzoni non alla stretta attualità. I Cccp non hanno né hanno mai avuto una collocazione politica”. Gianpar, dopo essersi beccato del frivolone per aver posto un quesito epocale, tenta un ultimo approccio nel vano tentativo di arginare il crescendo ferrettiano ancor prima che rossiniano. Ma scusi Ferretti, le ho posto queste domande perché nei vostri testi ci sono riferimenti precisi, al piano di sopra scorrono le immagini della Striscia di Gaza e il mondo oggi guarda choccato a quelle latitudini. Ed il guru del Cerreto, alterato il giusto, chiosa con una perla benaltrista: “allora perché non parliamo dell’Afghanistan (già perché no? Da quando se ne sono andati gli Americani, è tornata la sharia, ndr) o di Hong Kong?”, prima di guardare verso il suo interlocutore con la smorfia soddisfatta di chi crede di averti messo nel sacco ed essere trascinato via per la 258esima foto di rito.

E’ tempo di volare via, che il nostro, beccandoci ‘sto cazziatone dal Ferretti l’abbiamo fatto. Giovan Lindo, dopo l’intemerata filorussa il giorno dell’annuncio della mostra cccpiellina, sempre su indesiderata sollecitazione del gianpar (ricordate quel grido “a me gli antifascisti mi fan pure cagare?”), questa volta non si è sbottonato più di tanto, essendo la posta in gioco un po’ troppo alta anche per chi, come lui, ha fatto delle altitudini, vieppiù rarefatte, il suo habitat. E la mostra direte voi? A tempo debito. Intanto un’annotazione che arriva come un cazzotto metamusicale dritto in un occhio anche per chi, come noi è piuttosto digiuno di una certa tipologia melodica: una mega mostra (auto)celebrativa del punk, è quanto di meno punk si possa concettualmente concepire. Ma ci arriveremo.
Nell’ultima foto, uno spaccato della Berlino est sovietica nel bel mezzo del chiostro principale ex benedettino. Laddove risuonavano le litanie dell’ora et labora, oggi risuonano le note di Punk Islam!