Un colosso composto da 4200 aziende, secondo solo ad Assolombarda. Prende forma Unindustria Emilia, il progetto di unione tra le associazioni industriali di Bologna, Modena e Reggio. Un matrimonio già approvato dai tre direttivi provinciali che due settimane fa hanno dato il via libera a proseguire le trattative. Trattative che hanno subito un’accelerazione in questi giorni e che potrebbero portare nel giro di breve tempo alla nascita della nuova associazione. Dall’agroalimentare, alla meccanica, passando per le ceramiche e il biomedicale, le imprese lungo la via Emilia che compongono una delle principali aree produttive del Paese si troverebbero così ad avere una rappresentanza più forte a livello nazionale. Si tratta di un progetto al quale lavorano sotto traccia almeno dallo scorso anno i tre presidenti, il bolognese Alberto Vacchi, il modenese Pietro Ferrari e il reggiano Stefano Landi con il preciso obiettivo di superare le associazioni provinciali.
L’operazione mira a razionalizzare costi e servizi, ma ha anche un obiettivo politico: ricucire lo strappo con la Fiom guidata da Maurizio Landini, superare la logica dei tavoli separati, stringere nuovi patti per la produzione. E magari riportare nella galassia confindustriale anche la Fiat, con la Ferrari e la Maserati. La necessità di una pax è sostenuta da sempre più imprenditori del settore meccanico, uno dei più colpiti dalla crisi. Segno dei tempi che cambiano, anche sul fronte delle relazioni sindacali.
Ma a spingere il cambiamento è anche il nuovo corso all’insegna della spending review inaugurata dal presidente Giorgio Squinzi. Dal punto di vista interno, infatti, verrebbero snelliti i comitati direttivi, sedi associative e uffici amministrativi, accorpando funzioni e servizi. Resta da definire la struttura di comando, ma sul nuovo presidente la partita è tutta da giocare