Un Pd demargheritizzato e derottamitizzato

Per qualche corifeo web, già fenomenale mungitore della cosa pubblica ed oggi fulminato sulla via del disfattismo cosmico per mancanza di riscontri pubblicitari, con Andrea Costa avrebbero vinto i signori delle tessere, cioè i vecchi maggiorenti del partito già comunista riunitisi all’uopo in innaturali abbracci contro il nuovo che avanza. Ovvero i rottamatori dell’ultimo minuto, specie giovani sindaci bersaniani fino a ieri e l’un tempo vincente petalo di Margherita che ha nel ministro Graziano Delrio, per restare in tema floreale, il fiore all’occhiello appunto del vero o presunto buon governo reggiano recente. Detta così l’analisi è vagamente semplificatoria ma è indubbio che la base Pd abbia voluto dare un segno di discontinuità verso quella che appariva un’imposizione dei soliti noti. E soliti pochi.

Con Gianmaria Manghi alla segreteria infatti, ultimo leader provinciale della Margherita, si sarebbe ultimato il processo di margheritizzazione del popolo ex Pci inaugurato con la stagione delle legislature cittadine di Graziano Delrio. Manghi è persona buona e stimabile ma pretendere di essere a capo della modaiola vis rottamanda di casa nostra, evidentemente non ha convinto del tutto la variegata assemblea dei 284 delegati del Pigal. Non sarà stato propriamente un confronto titanico quello inscenato dai tre candidati ma Costa è apparso quantomeno più rispondente alla sua storia politica e con minori attitudini al trasformismo. Della civatiana Roberta Ibattici, sconosciuta fino a pochi giorni prima della sua discesa o salita in campo, si erano invece già perso le tracce in fase di contrattazione a tre subito dopo il responso dei 55 circoli. Con delusione di chi si trovava a metà strada tra la tradizione che non passa e la rottamazione che non arriva.

Costa ha giustamente fatto un appello a tutte le forze del Pd ad elezione avvenuta ma il partito reggiano di maggioranza relativa esce comunque diviso dal confronto. Così come tale era entrato. Troppo evidenti i numeri usciti dalle urne a seconda delle aree di influenza dei diversi protagonisti, specie amministratori. Si pensi agli exploit di Manghi in quel di Scandiano, Casalgrande e Boretto per esempio, zone di intervento dei sindaci Alessio Mammi, Andrea Rossi e Massimo Gazza, renziani dell’ultima ora o alla mietitura di consensi della Ibattici a Castellarano (dove Costa ha ottenuto ben 0 voti) dove opera il sindaco civatiano Gian Luca Rivi, o ancora le schiaccianti vittorie di Costa in comuni importanti come Campagnola, Guastalla e Castelnovo Monti. Per tornare a ribadire in sostanza che il Partito democratico, chiamato ad immediate strategie in vista delle imminenti tornate elettorali, dovrà decidere se tornare ad esprimere una leadership unitaria, magari basata su forti e perché no innovativi contenuti politici, o continuare a navigare a vista alle prese quotidiane con la conta delle tessere sempre più esposto agli umori delle correnti e dei suoi rappresentanti.

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