Un’Europa unita: per una rinnovata pace economica e sociale

 

Alexis-TsiprasIl neo presidente della Grecia Alexis Tsipras, accompagnato dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, è in viaggio in Europa in cerca di sostegno per rilanciare l’economia del suo paese e modificare i meccanismi di intervento della troika. Lo stesso presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, esprime parere favorevole alla rinegoziazione del debito della Grecia e dice “Non si può continuare a spremere Paesi che sono nel pieno di una recessione. A un certo punto ci deve essere una strategia per la crescita per permettergli di ripagare i loro debiti ed eliminare una parte del loro deficit”.

Nel frattempo è solo ventilata, ma ancora non confermata, la possibilità che la cancelliera tedesca Angela Merkel possa incontrare Tsipras a margine del vertice Ue informale del 12 febbraio a Bruxelles. In questo frangente, allora, è utile ricordare alcuni passaggi della storia europea.

La fine della Seconda Guerra Mondiale lasciò dietro di sé, insieme alle sconfitte Italia e Germania, quasi 60 milioni di morti, l’orrore del genocidio, popoli e culture lacerate, saccheggi di territori e di luoghi d’arte.

Ma tanta devastazione non intaccò le radici culturali greche, latine e cristiane su cui, nei secoli, si erano plasmati i popoli europei, protagonisti di una straordinaria prova di unità.

Nel 1948 il Piano Marshall, con 17 miliardi di dollari, diede avvio alla ricostruzione di un’Europa economicamente devastata, socialmente lacerata e politicamente divisa.

Cinque anni dopo, a Londra, si riunirono gli Stati che oggi costituiscono l’Unione Europea – Belgio, Danimarca, Francia, Germania Ovest, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Spagna, Svezia, oltre a Canada, Iugoslavia, Norvegia, Svizzera, Stati Uniti – per raggiungere un “Accordo sul debito esterno della Germania”.

La posta in gioco era altissima: la Germania aveva ricevuto un prestito di 16 miliardi di marchi da governi e banche di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, già caduti in default durante la crisi economica del 1930, e altri 16 miliardi di marchi dagli Stati Uniti per la ricostruzione post-bellica.

Con un atto di straordinaria lungimiranza i Paesi della coalizione, nell’agosto del 1953, decisero di ridurre il debito della Germania post-bellica del 50% e di ri-scadenziarlo su 30 anni, per permettere all’economia tedesca di risollevare con orgoglio il proprio destino.

Condizioni essenziali dell’accordo per la restituzione del debito, la bilancia commerciale tedesca positiva e rimborsi inferiori al 3% delle esportazioni. Condizioni che incentivarono i paesi creditori ad acquistare beni tedeschi offrendo, di fatto, ulteriore sostegno alla rinascita e alla ricostruzione della Germania.

Ma quegli accordi avevano un significato che andava ben oltre gli aspetti tecnici e contabili, ponendo le basi per il futuro dell’Europa su valori quali il perdono e la riconciliazione.

Al popolo tedesco, ferito e umiliato, con questi accordi fu consegnata la speranza della redenzione e la consapevolezza di far parte di un disegno comune in grado di superare le lacerazioni createsi in seno all’Europa di quegli anni.

Oggi, per un bizzarro gioco del destino, ai cosiddetti popoli del Nord Europa – secondo una definizione obsoleta e divisiva – viene offerta la medesima opportunità di ricambiare quanto riconosciuto loro dai paesi della coalizione nel 1953.

Il virtuosismo delle loro finanze pubbliche, cui per certi aspetti ha contribuito anche un forte surplus della bilancia commerciale e l’indebitamento dei paesi del “Sud Europa”, è lo strumento. E la Grecia è il territorio del confronto.

La culla della cultura europea, cui tanto dobbiamo noi italiani e gli stessi tedeschi, memori di quanto avvenne nel 1953, oggi ha bisogno di noi.

Con le elezioni del 25 gennaio, il popolo greco non solo ha segnalato la necessità di un forte cambiamento delle Politiche europee che hanno messo a dura prova molti Stati dell’Unione, ma ha anche chiesto la riunione di una conferenza internazionale per la risoluzione del debito greco.

Si dice che un popolo senza memoria è un popolo senza futuro e se noi oggi sapremo ricordare quei valori che hanno animato lo spirito dei padri dell’Europa nel 1953, sapremo anche riaccendere il desiderio di condividere un disegno comune che vada oltre le finanze di ogni singolo stato membro e guardi con orgoglio e convinzione alla forza di uno stato supra-nazionale come l’Unione Europea, in grado di confrontarsi con i popoli, le culture, i prodotti nazionali e i debiti di potenze come Stati Uniti, Cina, Russia e India.

La storia è uno stupefacente susseguirsi di corsi e ricorsi e oggi, come allora, la Germania, e l’Europa, nell’affrontare la situazione greca ha la grande opportunità di essere protagonista per dare nuovo impulso al cammino di crescita dell’Unione Europea.

Fausto Braglia

Economics Department – European Economic Integration and Business

College of Europe – Bruges – Bruxelles

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