Ucraina: la mancata guerra lampo di Putin, i rischi dell’Europa

Prato – Un’iniziativa  per comprendere ancora meglio ciò che sta accadendo in Ucraina e i suoi possibili risvolti, è stata quella organizzata il 15 marzo dal Rotary club di Prato che ha ospitato il club gemello Filippo Lippi. Relatori della serata, in presenza, la professoressa ucraina S.P.ed in collegamento da Roma il giornalista geopolitico Dario Fabbri, (premio giornalistico Amerigo Vespucci nel 2017),  entrambi intervistati dal giornalista e presidente del Rotary club Piero Ceccatelli.

Toccanti sono state le parole della professoressa che ha raccontato l’immane tragedia del suo popolo e senza mai nominare Putin (lo indicava con un semplice lui), spiegava di come gli uomini in Ucraina si siano dati alla macchia per combattere, mentre le donne cerchino una via di fuga per mettere in salvo dai bombardamenti loro stesse e i propri figli che piangono perché non vogliono andare nei rifugi.

E ha detto: “In alcune città grazie ad un satellite privato i collegamenti via internet funzionano ancora e così si può comunicare dando notizie ai propri cari all’estero attraverso i cellulari anche con semplici emoij, ma la situazione di giorno in giorno è sempre più drammatica. Anche perché  – ha sottolineato S.P.- alla rabbia e all’impotenza dell’aggressione russa si accompagna l’incredulità degli stessi russi su quanto sta accadendo per colpa di lui, tanto che persino mia cugina che è russa non mi crede!”.

Infine si augura che gli ucraini scappati dalla guerra in altri Paesi tra cui l’Italia possano presto ritornare in patria, perché è lì che vogliono vivere e hanno lasciato gli affetti più cari. A seguire poi il collegamento con Dario Fabbri,che ha esordito parlando della guerra tra Russia e Ucraina che sarà purtroppo militarmente e diplomaticamente lunga: “Putin ha chiamato i riservisti per combattere pagandoli all’incirca 1.500 euro al mese il che significa che è in difficoltà ma vuole continuare nel suo intento di conquista dell’Ucraina. Gli Stati Uniti e la Nato hanno chiesto formalmente alla Cina di non inviare armi alla Russia, ma in campo sono scese anche le diplomazie della Turchia che si è resa disponibile a parlare sia con la Russia che con l’Ucraina e di Israele, che se da un lato strizza l’occhio a Putin, dall’altro sa che Zelensky è l’unico capo di stato al mondo ebreo”.

E ha poi aggiunto: “Qualsiasi cosa accada ciò che si augurano tutti è che Putin non tocchi Zelensky”.  Inoltre: “I russi pensavano ad una guerra lampo e non ad una forte resistenza ucraina che può invece contare sulle informazioni amiche circa i  movimenti  delle truppe russe che sono facilmente intercettabili perché queste  non parlano in codice e così gli ucraini sanno sempre dove stanno i russi e li colpiscono”.

“Il prossimo obiettivo sarà quello di attaccare l’Ucraina dal mare per conquistare  la costa che va dal mare di Azof al mar Nero”, ha aggiunto. Alla domanda di Ceccatelli su quali mire espansionistiche avrebbe in mente Putin, Fabbri ha risposto: “Credo che a Putin interessi la parte orientale dell’Ucraina, non quella occidentale dove non si parla russo e la popolazione è in maggioranza cattolica. I russi non considerano gli ucraini nemici, ma traditori perché rinnegano il panslavismo”.

Sul ruolo della Cina,  secondo Fabbri “il paese di Xi Jinping considera la Russia una potenza coloniale europea, per via della Siberia ma adesso sa che può sedersi al tavolo delle trattative per il ruolo determinante che avrebbe nella contesa tra Russia e Ucraina ma anche perché ora a causa dell’isolamento russo può dettare le sue regole a Mosca”.

Per quanto riguarda l’Europa che non ha un esercito proprio per difendersi, Fabbri ha concluso:  “In Europa appare sempre più evidente un riarmo in grande stile della Germania che da qui a dieci anni potrebbe ingrandirsi a dismisura. Una svolta, quella tedesca, che può fare piacere in questo particolare frangente storico di guerra contro l’Ucraina e per  la salvaguardia della democrazia europea, ma per il futuro non è una grande notizia neppure per noi europei occidentali, se non incanalata nella prospettiva di un rafforzamento europeo”.

 

In foto momenti della serata: Piero Ceccatelli n sala con la professoressa ucraina S.P.

 

 

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