Firenze – Potrebbe essere una sorpresa, nonostante i sondaggi e nonostante la poca “pubblicità” che si vede in giro. Eppure, nonostante per i sondaggi sti faccia fatica a raggiungere il quorum, l’entusiasmo che accompagna la campagna di Toscana Rossa, ovvero la candidata al ruolo di presidente della Regione Antonella Bundu e la squadra composta da Potere al Popolo, Possibile e Rifondazione Comunista , con tantissime associazioni e gruppi politici “minori”, parrebbe in grado di superare i macumba dei pronostici stessi. Naturalmente, non se tiene la logica che da sempre uniforma il voto a sinistra in Toscana, ovvero il temuto spauracchio che la dispersione di voti della sinistra finisca per dare la Regione in mano alla destra. Tanto più che a questo giro, la destra gode di un candidato non solo geneticamente nato nelle fila di An poi FdI, ma anche affascinante e capace di confronto.
Tuttavia, la carta che Toscana rossa ha da giocare non è disprezzabile. Intanto, per la prima volta forse che si tenta un fronte della gauche, la pace e l’unità sembrano regnare fra le forze in campo. UN appunto degno di nota, vista la proverbiale litigiosità della sinistra-sinistra. Poi, e questo è un’altra ottima freccia all’arco, la piattaforma programmatica in cui si sono incontrate le forze in campo è alternativa a quella del Pd e dei suoi alleati compresi AVS e ecologisti verdi, alternativa realmente, con proposte forse un po’ fantasiose per il clima cui siamo abituati, ma senz’altro del tutto da sperimentare, senza spostarsi sul piano del radicalismo a tutti i costi. Anzi qualche punto, come la sanità, si segnala per uno spirito autenticamente liberale, ovvero la continua e consapevole scelta dell’impostazione laica. Sul filo della necessità di mantenere efficienza e validità della sanità pubblica, un punto importante è l’analisi dei motivi e lo studio delle modalità con cui abbattere le tristemente note liste d’attesa. Fra i punti critici individuati, anche la convinzione che necessita mettere in campo il contrasto alla pratica dell’intramoenia, che contribuisce alla lunghezza delle liste, favorendo chi può pagare.
Altro punto capace di scuotere gli elettori toscani è la dichiarata volontà di prendere le distanze dal centrismo di Firenze, mettendo in campo le forze dei territori e l’importanza delle città che fanno il presente (oltre che la storia) della Toscana.
Ovviamente, un altro dei punti di importanza fondamentale proposto da Toscana rossa è la pace, declinata sul territorio in un forte e deciso no alla militarizzazione del territorio, oltre all’impegno internazionale. Una postura che si unisce naturalmente al tema della sicurezza, per cui si prevede un rafforzamento del livello di prossimità nella veste delle polizie locali, un rafforzamento e potenziamento (anche formativo) dei servizi sociali, oltre alla valorizzazione delle politiche di riduzione del danno. Sicurezza, migranti, come viene spesso ripetuto da altri gruppi politici e come i cittadini stessi ormai percepiscono. Da Toscana rossa in vece migrazione si declina con “lavoro”, ovvero sfruttamento. Una brutta pagina del lavoro, per la verità, come fa fede l’ennesimo attacco ai lavoratori in sciopero, perlpiù pakistani, aggrediti a Prato durante lo sciopero per migliorare le condizioni di lavoro.
Del resto, la forte connotazione politica della gauche toscana si rileva anche nei temi più dibattuti nella regione, dall’aeroporto (la posizione come noto è negativa) alla multiutility , considerata del tutto opposta a ciò che dovrebbe essere il perseguimento del bene pubblico proprio della politica,. Sul punto, la posizione è precisa: “Nessuna resul capitale pubblico”.
Un altro tasto molto importante è la transizione ecologica, all’interno della quale si delineano alcune posizioni, da più poteri ai Comuni, alla valorizzazione delle comunità energetiche fino alla posizione favorevole all’eolico.
Infine, last but not least, la casa. Il tema abitativo resta centrale nel programma della lista, Un punto fra i tanti: stop edificazioni e quindi stop consumo di suolo, dal momento che è il sistema stesso a entrare in crisi per la sua natura insostenibile. Attenzione particolare per l’edilizia pubblica.
Un programma dunque che, seppure visto per sommi capi e in un sunto non esaustivo, si pone in un certo modo al di fuori di ciò che viene proposto. Un programma in un certo senso identitario, addirittura più identitario di quello della Destra. Nonostante questo, ancora la squadra di Bundu non corre. Anche se la pace interna fra le varie anime della Sinistra potrebbe ancora far convergere voti sulla candidata in modo molto più significativo da quanto dichiarato dai votanti. Senza sottovalutare due variabili, una, l’insuccesso delle Marche con la vittoria della destra, che potrebbe per effetto inverso convincere qualche elettore, già tiepido nell’abbraccio del campo largo, a votare secondo il cuore senza curarsi del rischio di consegnare la Toscana a Tomasi e compagnia, magari a scapito di Avs; in secondo luogo, le guerre e in particolare lo sterminio del popolo gazawi, potrebbe richiamare a Toscana Rossa i voti degli elettori di centrosinistra indecisi. Anche se ciò non si è rivelato particolarmente fruttuoso nelle Marche.
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