Torna Il cavaliere solitario, in scena un insolito Tex “americano” spiegato da Nizzi

Firenze – E’ in uscita in un volume di grande formato la nuova edizione de Il cavaliere solitario una storia di Tex Willer che è un vero e proprio romanzo western scritto da Claudio Nizzi, con disegni di Joe Kubert,  pubblicato originariamente nel 2001 all’interno della collana dei c.d. Texoni.

Quella dei Colter è una pacifica famiglia di coloni ma, dopo il passaggio di quattro balordi, di loro non restano altro che delle tombe e delle croci di legno. Dinanzi a queste croci Tex giura vendetta, dando inizio a un’ implacabile caccia all’uomo tra i villaggi desolati e le distese sabbiose del Sud Ovest…Una storia che ha caratteristiche inconsuete nell’epopea di Tex. Vediamo di scoprirle a colloquio con Claudio Nizzi, uno dei più celebri autori di Tex.

“Il cavaliere solitario” , una storia di Tex scritta da lei e disegnata da Joe Kubert, che, sia per la sceneggiatura sia per i disegni, ha caratteristiche uniche nel panorama texiano. Come è nata?

È nata dalla volontà di Sergio Bonelli di far disegnare un Texone al grande disegnatore americano, cui aveva dato lungamente la caccia. D’accordo con l’agente di Kubert  fu deciso di fare una storia della lunghezza di un normale Texone, ma che fosse possibile pubblicare in 4 albi di una cinquantina di pagine ciascuno da poter vendere sul mercato europeo. Ogni 50 tavole circa la storia doveva avere un falso finale, per essere venduta all’estero sotto forma di 4 albi singoli. Invece per l’Italia sarebbe stato un normale Texone. Per me era una grossa complicazione, ma l’occasione di poter lavorare con un gigante del fumetto come Joe Kubert mi stimolò ad affrontare l’impresa. Così, per rendere autonomo ogni albo, decisi che all’inizio della storia quattro sadici assassini avrebbero ucciso un ragazza figlia di una coppia di coloni amici di Tex, il quale si sarebbe incaricato di dar loro la caccia, ed essendosi i quattro banditi divisi, ne avrebbe liquidato uno al termine di ogni albo.

Mentre il mio lavoro era a metà, giunge un contrordine: niente albi, anche all’estero si farà un solo volume. Allora io mando avanti la sceneggiatura senza tenere conto dei falsi finali; quando, a lavoro ormai terminato, arriva un contro-contr’ordine: l’ultima decisione è che all’estero si venderà la storia suddivisa in 4 albi (come infatti è accaduto: in lingua francese e inglese).  Una curiosità: sapendo che il volume sarebbe stato venduto anche negli Stati Uniti (dove abitualmente Tex non arriva) grazie alla popolarità di Kubert, decisi di non affiancare Kit Carson a Tex (a meno di cambiargli nome) perché gli americani lo avrebbe confuso con il vero Kit Carson, che i Navajos li prendeva a mazzate. Lasciai perdere anche la faccenda di Tex “capo bianco dei Navajos” perché gli americani non l’avrebbero bevuta. 

Anche per la singolarità della storia (la caccia ai quattro assassini), decisi di trasformare Tex in un normale “cavaliere solitario”, molto duro (come sapevo che lo avrebbe disegnato Kubert), così non avrebbe incontrato problemi. Nel Texone italiano ripristinai la storia di Aquila della Notte, perché sarebbe parso strano il contrario. Un bel po’ di complicazioni, no?

L’Appennino tosco-emiliano, a cui lei è legato,  è stato fonte di ispirazione per alcune sue storie di Tex?

Di nessuna storia in particolare, ma non vi è dubbio che l’essere diventato uno scrittore di avventure ha molto a che fare coi miei primi 15 anni di vita trascorsi a Fiumalbo, senza i quali il mio “magazzino dell’immaginario” sarebbe stato molto più povero.

Passando alla sua attività di scrittore autore di thriller, c’è un suo nuovo romanzo in uscita o uno a cui sta lavorando?

Ho appena terminato un romanzo in cui il maresciallo Caruso va in vacanza a Lerici (dove vado abitualmente anch’io) e per non annoiarsi risolve un caso di omicidio.   

Tornando a  Tex merita sottolineare altri due capolavori di  Nizzi usciti nelle serie dei Texoni e che hanno tratti  assai particolari nella vicenda del celebre ranger.  Il primo è  La valle del terrore  dove Nizzi si avvale dei disegni di Magnus.   Ne La valle del terrore (1996 ) una fantomatica setta asiatica dei Vendicatori massacra i padroni dei giacimenti auriferi della zona. Tex e Carson indagano e intravedono i meccanismi di un raffinato, perfido, inganno. Una storia cupa con tratti gotici e scene di grande potenza espressiva come l’assalto al palazzo –fortezza. Tra l’altro questa è l’ultima opera di Magnus alla quale il grande disegnatore lavorò per sette anni. 

I predatori del deserto (2002), sempre di Nizzi, con disegni di Bruno Brindisi, narra la storia di banditi travestiti da soldati, che mettono a segno rapine sanguinose. La banda è guidata da un misterioso Predicatore ma ha la sfortuna di far prigioniero Kit Willer, insieme a una ragazza che accende la cupidigia dei rapitori e che è avvolta in un mistero. Tex e Carson, come al solito, faranno piazza pulita degli assassini.

 

 

 

 

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