È giusto avere paura del terrorismo, non foss’altro per la sua imprevedibilità. La paura aiuta a conservare la consapevolezza della profondità del male seminato nella storia e della condizione di precarietà della vita di tante popolazioni costrette a convivere con la morte nel l’indifferenza del resto del mondo. Per la mia generazione che ha vissuto la paura del terrorismo degli anni 70 e 80 (le stragi, aerei treni piazze stazioni, e gli assassini dei brigatisti) non si tratta di cose nuove.
Ricordo quando ogni giorno venivano gambizzati o uccisi giornalisti, magistrati, sindacalisti, uomini politici di livello nazionale e periferico (segretari di sezione, semplici consiglieri comunali) e la sera si rientrava da riunioni e prima di aprire il portone di casa ci si voltava da tutti i lati per verificare il pericolo. Si, si aveva paura.
Ma fu quella paura a farci più consapevoli, maturi, “intelligenti” della situazione. E, alla fine, a farci superare e vincere quel terrore. Paura, ma fiduciosi nella capacità della politica di farsi all’altezza della sfida.