Gestione idrica: resta tutto come prima (cioè in capo a Iren)

Gli enti locali annunciano l’opzione B, ovvero la società mista a maggioranza (forse) pubblica ed un partner industriale che non potrà non essere l’attuale multiservizi

piano BChe non ci sarebbe mai stata una società interamente pubblica era assodato da tempo; accollarsi da parte dei comuni reggiani i costi di gestione, mantenimento e ammodernamento della rete idrica provinciale, oggi gestita da Iren, avrebbe sostanzialmente comportato la bancarotta degli enti locali. Conti alla mano, i sindaci anche se non tutti, avevano bocciato l’ipotesi tra le proteste dei Comitati che da anni si battono per questa causa.

A questo punto la gara pubblica finale, a proroga di contratto ultimata con la multiservizi, sembrava la soluzione più naturale. Invece no. Sindaco, Presidente di Provincia e infine il Pd sono tornati sulla proposta di una società mista; una newco la cui maggioranza risicata (forse) farà capo ai primi cittadini assieme ad un partner industriale in grado tecnicamente, finanziariamente, economicamente e professionalmente di tenere in vita appunto l’onerosissima ma anche fruttuosissima partita dell’acqua. Orbene, in giro dalle nostre parti c’è una sola realtà capace di fare tutto questo. Guarda caso si chiama Iren.

La soluzione ibrida allontana di certo i rischi di gestione in capo ai comuni ma non accontenta affatto referendari e comitati specifici secondo i quali il cosiddetto piano B non sarebbe meno beffardo del bando finale. Avrebbe cioè un sapore cerchiobottista: le decisioni comunque in mano ad Iren con la parte pubblica che non potrebbe andare oltre ad una spesso sterile protesta in caso di scelte impopolari. Esattamente come avviene ora. Il comitato infatti ha continuato anche oggi a raccogliere firme per la società tutta pubblica, firme che hanno superato ormai le 3mila, per portare una mozione in sala Tricolore probabilmente il primo consiglio comunale utile in dicembre.

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