Teatro: Jarry, Savelli e la risata che mette a nudo l’anarchia del potere

I coniugi Ubu ha inaugurato le celebrazioni per i 40 anni dalla riapertura del Teatro di Rifredi

Firenze  – La “patafisica” è la scienza delle soluzioni immaginarie, delle eccezioni, di ciò che è frutto solo di creatività e sfugge a qualunque definizione scientifica. Il suo geniale  inventore, Alfred Jarry, padre del surrealismo e  del teatro dell’assurdo, ne aveva fatto un concetto artistico, ironico e irriverente, uno sberleffo letterario che stravolge convinzioni e convenzioni. Con gli occhi di oggi la parola “patafisica” si adatta perfettamente a definire uno strumento di potere: tante storie mirabolanti e senza alcun fondamento che giustificano l’egoismo e la prepotenza, raccontate da tutti quei “patafisici”  che hanno preso in mano le redini del mondo. Ma la sostanza è quella dell’avidità e della violenza.

In questo senso con la trilogia di Ubu Re Jarry è stato precursore non solo di tutte le avanguardie del Novecento, ma ha anche profetizzato i regimi dittatoriali del secolo scorso e le nuove preoccupanti forme che in questo ha assunto “l’anarchia del potere”, secondo la definizione di Pier Paolo Pasolini.  Ce lo ha spiegato bene Angelo Savelli il regista che ha messo in scena al Nuovo Rifredi Scena Aperta lo spettacolo “I coniugi Ubu” liberamente tratto dalle opere di Jarry e rielaborato con battute, giochi di parole e situazioni contemporanee, mescolando generi e citazioni nel rispetto coerente dello spirito, dell’arte e dello stile dell’autore francese.

Gli spettatori della prima del 3 febbraio hanno certificato la buona riuscita dell’operazione con il tutto esaurito e le risate che hanno accompagnato l’eccellente interpretazione di Massimo Grigò nella parte di Padre Ubu,  di Giulia Weber nel ruolo di Madre Ubu e di tutti gli altri: Cosma Barbafiera, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Samuele Picchi, Sebastiano Spada, Elisa Vitiello. Hanno contribuito al successo lo spettacolo le scene di Federico Biancalani, i costumi di Elena Bianchini, il design delle luci di Samuele Batistoni e le musiche di Federico Ciompi.

Savelli definisce l’opera che porta a conclusione un progetto che aveva concepito diversi anni fa con Vincenzo Cerami, un “pastiche”, o anche “un minestrone” e certamente i tanti ingredienti utilizzati per cucinarlo (compreso il varietà televisivo al quale partecipa la coppia nella quale l’idiozia è pari solo alla mancanza di scrupoli e le citazioni da maestri della comicità all’italiana come Petrolini, Campanile e Totò) contribuiscono a renderlo più sapido e  gustoso.

Jarry ci aveva messo di tutto sfidando borghesi e nobili della Bellle Epoque: dal cabaret al vaudeville, dalla parodia del Macbeth di Shakespeare, al gioco di parole, all’invenzione linguistica. Sugli stessi registri  Savelli ci ha aggiunto battute e situazioni che parlano al pubblico italiano di questi anni.

Non c’era forse modo migliore di questo per inaugurare le celebrazioni per i 40 anni dalla riapertura del Teatro di Rifredi ad opera della compagnia Pupi e Fresedde di cui Savelli è stato animatore insieme a Giancarlo Mordini, Francesco De Biase, Rita Polverini. Nel 2022 è entrato a far parte della Fondazione Teatro della Toscana, con il suo lavoro qualificato su nuova drammaturgia internazionale, ricerca e giovani generazioni. Con la Direzione Artistica della Fondazione di Stefano Massini, nel 2025 lo spazio ha assunto il nome di Nuovo Rifredi Scena Aperta.

«La parola pane è una parola molto bella, viene da un’antica radice sanscrita, la radice pa, che significa ciò che sviluppa il frutto, cioè ciò che nutre – ha detto Massini alla fin e dello spettacolo –  Il pane è questo, è quello che dà il nutrimento per stare al mondo: il teatro fa questo, dà il pane. Mi piace festeggiare insieme a voi il quarantesimo compleanno di qualcuno che in questi 40 anni ha fatto questo, ha continuato a dare pane, l’ha fatto con gli spettacoli, l’ha fatto con le iniziative, l’ha fatto con le accoglienze, l’ha fatto con l’ospitalità, l’ha fatto con le regie, l’ha fatto sviluppando maestranze tecniche, l’ha fatto insegnando, l’ha fatto pubblicando, l’ha fatto disegnando, l’ha fatto in tutti i verbi possibili che tornano sempre al nutrimento».

In foto : al centro da destra Angelo Savelli, Stefano Massini e la sindaca di Firenze Sara Funaro

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