Teatri: lo strano caso del dr Vighi e di mr Chi?

MrCHI“La fusione tra la Fondazione I Teatri e a Fondazione della Danza è cosa talmente di là da venire che  ora non potrei dire di esserne né contrario né favorevole, pur comprendendo le motivazioni che hanno spinto a proporla”.

La vera preoccupazione di Mario Vighi, dopo il caso dell’account mail violato, è per il livello della discussione culturale in città, scesa ben oltre il limite di presentabilità, se le questioni che si presume di dover ostendere all’opinione pubblica vengono sottoposte in modo anonimo, e anzi rubando indirizzo di posta e autorevolezza ai più stretti collaboratori di Gherpelli.

Un vulnus che è più all’intelligenza – secondo Vighi – che non alla privacy e il tentativo di visibilità, pur nella momentanea vittoria, potrebbe trasformarsi in un bel boomerang quando la polizia postale concluderà le sue indagini e individuerà l’hacker.

“Hanno usato un cannone per sparare ad un passerotto” e il passerotto sarebbero le accuse presentate ai giornali nella mail contestata.

Far discendere la qualità di una scelta per un ruolo così delicato quanto quello di Direttore Generale da un cavillo di tipo formale è un tantino paraculo (per dirla alla francese, nel paese dei bizantinismi burocratico-amministrativi).

Più onesto, allora, opporsi all’opportunità della scelta, avere le opinioni, i dati e le argomentazioni per mettere in discussione l’operato di Gherpelli, piuttosto che sventolare la foglia di fico della conformità (che si, va bene, deve esserci, ma non deleghiamo il buon senso alle presunte semplificazioni della Madia).

Che i Teatri abbiano in mano una buona fetta del cartellone culturale cittadino, questo vale già ora, e la Fondazione della Danza (che i balletti li produce e li vende, fa insomma un lavoro diverso) probabilmente, dal punto di vista dello “spettacolo dal vivo” non cambierebbe di molto la situazione. Potrebbe, nelle speranze, fornire qualche utile in più, ma immagino sia tutto ancora da verificare.

Le scelte locali in fatto di cultura potrebbero essere abbondantemente contestabili – come lo sono state in passato – ma di certo non ne guadagna la discussione, se il clima è quello dei delatori segreti. Il metodo funziona una volta o due, ma poi, come gli altri, degrada.

Che poi si finisce tutti in vacca, che tanto son tutti uguali, è tutto un magna magna.

L’equilibrio è sempre stato difficile. Dare misura e proporzione ai fatti senza scadere nel fastidiosissimo benaltrismo.

Una contestazione quindi a cui l’amministrazione è necessario replichi nei termini più concreti ma che potrebbe avere, ad oggi, risposte assai semplici (condivisibili o meno, ma comunque semplici).

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