Poteva andare a finire diversamente? Doveva finire diversamente. Perché di manager come Ivan Strozzi in Italia ce ne sono pochi, anche se lui sostiene umilmente il contrario. Lo dicono i risultati ottenuti in 40 anni di carriera, da Reggio a Padova, da Torino a Spezia e lo conferma lo stile da signore d’altri tempi. Per questo la priorità, una volta smaltita la rabbia “per essere stato sbattuto sui giornali come un delinquente”, è “uscire prosciolto dall’inchiesta per traffico illecito di rifiuti”. Un’inchiesta datata che guarda caso è venuta a galla il giorno della nomina al vertice di Ama, la municipalizzata colabrodo che gestisce i rifiuti di Roma.
Il manager reggiano si era già dimesso da quattro ore quando il sindaco Marino si è presentato in aula per dire che “Strozzi ha tradito la fiducia dei romani”. “E’ vero – ammette – ho sbagliato a non parlare dell’inchiesta, ma ero convinto che fosse già archiviata. Ho agito in buona fede”. Ma ora a prevalere è la rabbia mista all’amarezza perché, al di là dell’errore, “questa vicenda mi offende profondamente da uomo per bene”. “Il sindaco Marino – dice – non ha tenuto conto di 40 anni di specchiata attività nel settore. Mi sarei aspettato almeno di potere spiegare la mia posizione in una conferenza stampa congiunta dal momento che avevo già detto che non avrei accettato l’incarico da indagato. Invece sono stato liquidato con un lancio di agenzia”.
“Le accuse che mi sono state rivolte – prosegue Strozzi – sono risibili e non ho alcun dubbio che riuscirò a dimostrarlo. Poniamo il caso che io e lei siamo proprietari di un bar e affidiamo la gestione ad una terza persona. Se quest’ultimo introduce nel bar delle slot machine illegali, possiamo essere considerati colpevoli?”. La vicenda che risale a quando Strozzi era ad di Enìa. Secondo gli inquirenti, la società Nebrodi Ambiente – vincitrice di un maxi-appalto per la raccolta dei rifiuti nel messinese e partecipata al 20% da Enìa – avrebbe commesso una serie di reati ambientali. Traffico illecito di rifiuti, frode e inadempimento di contratti in pubbliche forniture le accuse a 18 tra dirigenti e amministratori. “Non ho mai fatto parte del cda di Nebrodi Ambiente – spiega il manager – e non sono mai stato a Messina per occuparmi di quella società. Anzi, io in dieci mesi ho liquidato la quota di Enìa”.
Finisce tutto in mano agli avvocati di via Nubi di Magellano e dell’inchiesta non si sa più nulla fino al giorno della nomina di Strozzi al vertice di Ama. “Una nomina che mi ha fatto un piacere immenso – dice con un misto di rabbia e orgoglio – un piacere che non sarà cancellato, perché sono stato scelto dopo una selezione che ha preso in considerazione ben 50 curricula. Ero davvero felice di potere servire la capitale del mio Paese con la mia esperienza”. E i 40 anni di esperienza di Ivan Strozzi potevano essere la salvezza di una municipalizzata che ha un debito di 700 milioni con le banche. Strozzi era arrivato a Roma con l’obiettivo risanare i conti dell’azienda, rendere efficiente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti romani. “Un lavoro enorme – dice – ma le sfide mi piacciono. E ora mi sento come un leone in gabbia. Sono arrabbiato, deluso. Nella mia carriera non sono mai stato trattato così”.
E ora? “Dopo avere dimostrato la mia piena innocenza – rivela Strozzi – andrò a lavorare all’estero. Forse in Libia, più probabilmente in Ungheria. Non accetto più di lavorare in queste condizioni”.
Doveva finire diversamente.