Firenze – Il sole del tardo pomeriggio (sono le 18) porta ancora i residui dell’afa. I ragazzi dell‘Associazione Muse stanno scendendo dalla Torre di San Niccolò con un gruppo di tre famiglie, dopo la visita guidata. I bambini fanno a gara per indovinare il numero di scalini che hanno percorso. “153”, dice quello bruno, guardando in su, senza un dente davanti. “166”, risponde l’altro più in carne ridendo verso la guida.
Sono 161. Così alti che si possono prendere solo uno alla volta e lentamente, per non arrivare stanchi già alla metà del percorso.
Chiara, la guida dell’Associazione, comincia da sotto l’arcata della torre a raccontare la sua storia. Dall’affresco di Bernardo Daddi che raffigura San Niccolò, un viaggiatore che arrivava dalla Turchia e si spinse fino in Lapponia, dove – si dice – fu all’origine della leggenda di Babbo Natale.
San Niccolò fa parte della sesta cinta muraria (progettata da Arnolfo di Cambio) eretta nel 1284 attorno a Firenze.
Quando, tre secoli dopo, la città fu assediata dalle truppe di Papa Clemente VII, tutte le porte furono abbassate, “scapitozzate”, per evitare che intercettassero i colpi dei nemici e venissero distrutte. Ma la porta San Niccolò, in una Firenze ridotta a campo di battaglia, rappresentava una sicurezza: protetta dalla collina di San Miniato, offriva il suo ventre di pietra forte ai cittadini come rifugio. Per questo prese il nome di Torre: non venne abbassata come le altre porte e ancora oggi si erge ai margini del centro con tutta la solennità dei suoi 45 metri.
Dall’alto, i merli incorniciano le parti della città: da un lato il fiume e i ponti, e più lontano il Duomo e Santa Croce che emergono da un tappeto di tetti rossicci. Sotto, qualche ragazzo gioca a pallone sulla spiaggetta in riva all’Arno. Dall’altra, la vegetazione morbida e irregolare della collina, la terrazza del Piazzale Michelangelo, i turisti appoggiati alla balaustra che non sanno di essere guardati.
Sul pavimento dell’ultimo piano, quattro grate danno a strapiombo sul lato esterno della torre: sono i piombatoi, da dove i fiorentini lanciavano le pietre contro i nemici. Con un po’ di fantasia, si riescono a immaginare mentre, umidi e spaventati, afferrano i mucchi di pietre e li lasciano cadere e gridano, pieni di energia e di tensione.
Info: la torre di san Niccolò è visitabile tutti i giorni dalle alle 17 alle 20, con visite ogni mezz’ora. Il servizio, partito il 24 giugno, si protrarrà fino al 30 settembre. A cura dell’Associazione Muse, promosso dal Servizio Musei del Comune di Firenze, viene svolto in italiano, inglese, francese e spagnolo (per informazioni e prenotazioni: 055-2768224 055-2768558 info@muse.comune.fi.it). 
