Avrà certamente ragione il sindaco Luca Vecchi quando, rispondendo alla prima offensiva grillina in consiglio comunale, dice che a Reggio le fondamenta sono sane. Avrà sicuramente usato un linguaggio forte la consigliera del Movimento 5 Stella Paola Soragni quando nel suo primo intervento in Sala del Tricolore ha parlato di “città marcia”. Almeno stando alle notizie che filtrano dalle procure – non solo quella di Reggio – bisogna però riconoscere che se le fondamenta non sono marce, quantomeno scricchiolano. E non può bastare la valanga di voti ottenuti dal Pd alle elezioni amministrative per nascondere il problema della legalità, dove per legalità si intende il patto fondante di una comunità. Dalle opere pubbliche (Tav e Park Vittoria) alle urne (i presunti brogli), passando per cooperative, enti, associazioni di categoria, non c’è settore sul quale non si sia allungata almeno un’ombra negli ultimi mesi. Le inchieste lasciano intravedere uno scenario di connivenze inquietanti.
Al di là delle repliche d’ordinanza dei consiglieri del Pd all’intervento della consigliera grillina, si sussurra che alla maggioranza – o almeno in una parte di essa – non sfugga la portata della faccenda. E ad animare le discussioni a bassa voce sia soprattutto il mistero dei presunti brogli, con i nomi di Salvatore Scarpino e Teresa Rivetti, entrambi di origini calabresi, vergati con la stessa calligrafia su una trentina di schede elettorali. Cosa sia accaduto, per mano di chi non è ancora stato chiarito ma il nodo oltre che giudiziario è inevitabilmente diventato anche politico. Scarpino, nel frattempo, si è fatto notare per essersi candidato alla presidenza del Consiglio comunale e per avere abbandonato l’aula quando il gruppo consigliare ha eletto Emanuela Caselli. Un voto a scrutinio segreto dal quale sono però usciti nomi di altri consiglieri del Pd (sono spuntati voti per Capelli, Pavari, De Franco, Morelli, De Lucia), lasciando spazio al sospetto che qualche mal di pancia ci sia. La versione ufficiale è che si sia trattato di una burla dei grillini, ma le prove non ci sono.
Vecchi in ogni caso che sa che, con le procure al lavoro potrebbero scoppiare nuove grane. E sulla legalità ci ha messo la faccia, ponendola tra le priorità del suo mandato amministrativo e aprendo ad un patto con le opposizioni, a cominciare dagli stessi grillini ai quali ha risposto un po’ seccato di “non fare i fenomeni”. Al di là delle scaramucce da consiglio comunale, sulla risposta alla sfida della legalità il sindaco si gioca una buona parte del senso del suo mandato. Non sarà una sfida facile.