Si fa presto a dire Mediopadana: il senso del Corriere per Reggio Emilia

Il Corrierone fa le pulci in tasca al sistema Reggio (ex modello?): numeri economici che tengono ma rotta ancora da tracciare. Questione di marketing, dice il coro dei sociologi (a fianco foto da Reggionline.com)
PARTERRE DE ROIS
PARTERRE DE ROIS, foto Reggionline.com

Definita la “culla del consociativismo” (vero per certi versi inteso come laboratorio ideale, resta da valutare come dimensione praticata), l’immagine che esce di Reggio Emilia dall’analisi socio-economica del Corriere della Sera è, come si dice in questi casi, un mix di luci ed ombre.

Le luci sono i numeri di una crisi che da queste parti si è fatta meno sentire che altrove: per esempio nel 2014 c’è stata la flessione più contenuta di tutta la Regione in fatto di prestiti alle imprese (-0,9%). Oppure il buon livello delle esportazioni (appena sotto solo a Bologna e Modena) con 8,6 miliardi di euro, in aumento del 4% e un Pil attorno al +0,5% (grazie a macchinari, moda e piastrelle). E una disoccupazione del 2,3% rispetto alla media regionale del 3,2.

Le ombre starebbero, per non soffermarci troppo sulla crisi delle coop, nella difficoltà a tracciare una rotta verso cui indirizzare il sistema; prova ne è l’accordo con gli Industriali di Modena e Bologna firmato dall’allora presidente confindustriale Stefano Landi poi dirottato verso Ferrara dal nuovo presidente Mauro Severi con l’area vasta di Piacenza, Parma, La Spezia, Mantova e Cremona, ovvero quell’area cui più o meno guarda con insistenza la stazione Mediopadana.

Anche i sociologi e politologi locali sono divisi: per qualcuno manca soprattutto una strategia di marketing, per altri invece il problema è nella difficoltà ad aggiornare la gestione di aziende familiari e il ricambio della classe dirigente politica.

 

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