Semplificazione legge Marson, Confindustria gongola, Cgil e Legambiente: “Un disastro”

Firenze – La modifica semplificatoria, ovvero la proposta di legge 92, che ha avuto il disco verde il 20 aprile in consiglio regionale fa scattare, come prevedibile, polemiche e palusi. A gioire della semplificazione introdotta dall’atto firmato Pd-IV, è Confindustria Toscana, che diffonde una nota in cui si definisce la notizia dell’approvazione in consiglio “ottima”. Ricordiamo che la questione riguarda la realizzazione di opere pubbliche finanziate con il Pnrr e con il fondo complementare, sganciate, in nme della celerità richiesta dalla normativa attinente al Pnrr, da una serie di passaggi, fra cui ad esempio il ricorso alla Valutazione Ambientale strategica, la famosa Vas.  “Semplificare e liberare dai lacci burocratici imbriglianti i progetti delle opere pubbliche che andremo a realizzare con il Pnrr velocizzerà la loro realizzazione- dice il presidente di Confindustria Toscana Maurizio Bigazzi – contribuendo così a supportare la nostra regione a recuperare più velocemente competitività e posizioni sul cammino della ripresa. Con un rischio stagflazione che incombe, il futuro che ci aspetta si profila sempre più complesso e qualsiasi iniziativa che contribuisca a semplificare la strada dello sviluppo va, non solo auspicata, ma anche favorita”. Anzi, secondo il capo della Confindustria regionale, “analoghe e più incisive misure di semplificazione saranno anche indispensabili per favorire i processi di transizione energetica, che necessariamente coinvolgeranno anche le imprese toscane, che oggi sono di fronte a un insostenibile peso di costi energetici”.

L’ex assessora regionale all’ambiente anna Marson

Non sono dello stesso avviso il segretario della Cgil Toscana Maurizio Brotini e il presidente di Legambiente Fausto Ferruzza, che avevano avuto modo di esporre le proprie posizioni “a caldo”, nell0imediato dell’approvazione, mentre partecipavano a un incontro online su democrazia e ambiente con l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Il segretario regionale della Cgil Brotini, ricordando che la legge Marson è conosciuta in tutta Italia come una delle leggi più avanzate in tema di tutela dell’ambiente, ha detto: “Circa i rilievi che vengono fatti rispetto a quelli che sono definiti intralci, avremmo, come sindacato, apprezzato se gli autori di questi rilievi avessero fatto una battaglia insieme a noi per portare il numero e le qualifiche dei dipendenti pubblici pari a quella che è la media europea. In questo Paese ci sono fra gli 800mila e un milione e 200mila dipendenti pubblici in meno rispetto alla media europea. Forse si poteva percorrere quest’altra strada, nel mettere a punto una strategia per quanto riguarda l’utilizzo del Pnrr, invece di cncellare la Valutazione ambientale strategica, di cui si dice che se ne può fare a meno. In altre parole, si dice che quando si mette sul territorio un’opera di grande impatto, conta soltanto il fatto che sia a norma, saltando bellamente la valutazione preventiva di quali possano essere le interferenze con altre opere presenti sul territorio, e con quelle programmate. Una posizione, scusate la brutalità, demenziale, tanto più che si tratta di risorse che dovrebbero non solo migliorare la matrice ambientale, ma, come dice l’Europa, non ci dovrebbe essere nemmeno il rischio che possano creare danni. La Vas è lo strumento per attuare questa logica, oltre ad essere lo strumento di partecipazione informata della collettività rispetto a queste decisioni”.

il segretario regionale della Cgil Maurizio Brotini

Altro punto di alta criticità, secondo Brotini, è il ruolo e la competenza della conferenza dei servizi nella modifica della legge 92. “Non ho conoscenza che una conferenza dei servizi possa dar vita  a una variante automatica degli strumenti urbanistici. Il fatto è così assurdo che nella legge è stato necessario scrivere che l’efficacia delle decisioni della conferenza dei servizi deve passare dal consiglio comunale. Ma il consiglio comunale, secondo le modifiche, dovrebbe soltanto prendere atto, e su questo prendere atto si scatenano le interpretazioni: si tratta di un’informativa cui il consiglio è tenuto a votare a favore, o può anche palesare voto contrario? Non solo – aggiunge Brotini – un piano urbanistico non è la semplice somma delle singole decisioni dei Comuni. Lo strumento che la legge Marson prevedeva, che entrava in azione quando c’era un consumo di suolo più ampio rispetto all’area comunale, viene bypassato dalla norma che prevede la regola del silenzio assenso, ovvero, se la Regione non risponde entro 30 giorni, è come se avesse detto che va tutto bene. Tralascio le osservazioni dei cittadini della zona”. Secondo Brotini, un ‘operazione che fa tornare indietro le lancette della storia. “Infine, il campo di applicazione – continua il segretario regionale della Cgil – si dice che questa deroga dovuta al Pnrr vale per tutte le opere pubbliche o di interesse pubblico, che non sono la stessa cosa. L’opera pubblica è fatta da un soggetto pubblico, quella di interesse pubblico può essere fatta anche da un privato, finanziata in tutto o in parte. In questo modo, basta che una milionesima parte dell’opera sia finanziata con le risorse del Pnrr, che si applicano queste norme semplificatorie. Inoltre, è stato introdotto un altro punto,  l’art.3 della legge 92, che parla di opere “diverse” rispetto a quelle pubbliche o di utilità pubblica”, che possono essere costruite derogando a certi aticoli della legge Marson. Inoltre,” i progetti che vanno in conferenza di servizi sono progetti di massima, non di dettaglio”. In sintesi, dice Brotini, “il senso del Pnrr doveva essere migliorare la matrice ambientale attraverso la partecipazione e ridurre le disuguaglianze sociali. Qui la ratio è: ci sono soldi, utilizziamoli. Se poi verrà qualcosa di buono, vedremo”.

La Cgil aveva proposto, insieme con Legambiente e non soltanto, l’utilizzo degli strumenti della Legge Marson nel definire delle fattispecie tipiche, ovvero opere pubbliche e non di pubblica utilità o “diverse”, finanziate in toto o in via largamente maggioritaria con i fondi del Pnrr, suddividendole in tre tipologie: sanitaria (ospedali o rsa), economia circolare e impantistica intermedia, sburocratizzazione delle energie da fonti rinnovabili. Per queste tre tipologie, si potevano prevedere varianti semplificate, non automatiche.

Non è andata così. Ma è l’esclusione della partecipazione che davvero preoccupa a livello non solo d’ambiente, ma di tenuta democratica. “La partecipazione democratica informata è l’antidoto più forte a quella zona grigia che tutti gli organi della magistratura e non soltanto dicono foriera dei rischi che stiamo correndo in Toscana, ovvero la capacità delle mafie di entrare nella fascia dei colletti bianchi  emersa in questi anni. La questione ambientale si aggancia alla questione democratica”, conclude Brotini.

Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana

Non è più leggero Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, che parla, riferendosi alle modifiche alla legge ambientale regionale, di una vera e propria “controriforma”, non risparmiando neppure la parola “tradimento”.  Ricordando la particolare temperie culturale e politica che portò, nella prima giunta Rossi, alla nomina di un’assessora all’ambiente così peculiare e competente come Anna Marson, Ferruzza sottolinea i due importantissimi risultati che la legislatura conobbe sotto la sua guida:la legge sull’ambiente 65 del 2014 e un piano urbanistico che si segnalò, a livello di contenuti, non da meno in termini di innovazione e coraggio. In particolare, sottolinea Ferruzza, “la partecipazione entrò a piene mani nelle porte e nelle finestre istituzionali della procedura di governo del territorio”, insieme al concetto di consumo di suolo e alla copianificazione istituzionale. Conquiste eccezionali, le definisce il presidente di Legambiente, riconosciute in tutta Italia. “Già dalla seconda giunta Rossi la legge Marson è stata ritoccata tante volte, fino ad arrivare a questo scorcio di legislatura del governo Giani. Il contesto è radicalmente cambiato, siamo reduci da due anni di pandemia, e, stretti fra le conseguenze socio economiche e la partenza della grande diligenza del Pnrr, si sono manifestati, sia pur con trasparenza e legittimamente, appetiti che sono andati a sbertucciare la legge Marson”. Ferruzza continua, puntando il dito sulle modalità: “Si sta parlando di progetti di fattibilità, incredibile. Ma di fatto, uno dei rilievi più importanti che si possono fare su questa legge 92, è che il Pnrr si fonda su un principio fondamentale europeo inderogabile: non si può arrecare nessun danno significativo agli ecosistemi. Come si può essere fedeli a questo principio se si apre addirittura a degli studi di fattibilità? Ciò significa posporre l’ordine degli addendi. Il Pnrr doveva servire a finanziare i bisogni profondi della società toscana, i progetti utili alla società toscana, dai presidi sanitari di prossimità alle scuole alle rinnovabili, non il contrario, ovvero gli studi di fattibilità per andare a “beccare” i soldi del Pnrr. Come cittadino toscano, mi sento tradito”.

Crticihe feroci arrivano anche dal Prc, che ha diffuso una nota sulla questione. La pagina scritta dal consiglio regionale è una ” bruttissima pagina, coerente però con i disvalori di destra che ammantano l’attuale legislatura”. Secondo Rifondazione, l’approvazione della proposta di legge 92 nasconde, sotto la “scusa” di “poter impiegare al meglio” i fondi del Pnrr, “un’altra tappa del ‘regolamento di conti’ di una maggioranza di destra in Regione contro la cosiddetta legge Marson e soprattutto contro un idea programmatoria che vedeva la tutela dell’ambiente e il ruolo delle comunità locali come centrali di uno sviluppo possibile”. La nota diffusa dalla segreteria regionale del partito parla di scempio, mettendo l’accento, oltre sul cancellamento della Vas, sul fatto che si “bypassa completamente il ruolo dei Consigli comunali sulle varianti urbanistiche demandando, solo parzialmente per altro, alle conferenze dei servizi la funzione di decisori politici, si comprime partecipazione e si amplia la possibilità di ulteriore consumo di suolo”. Nessun nuovo modello di sviluppo, dunque, per Prc, nonostante la presenza di “pandemia, guerra, crisi economica e ambientale” rendano necessaria la svolta e non “un Green New Deal con cui si va nella direzione opposta proprio con la scusa di utilizzare i fondi per realizzare la svolta medesima in Toscana”.

La posizione di Sinistra Toscana si concretizza in un esempio di stretta attualità: con la modifica passata in consiglio regionale, come esemplifica  Eugenio Baronti, responsabile ambiente di Sinistra Italiana Toscana, “il mega progetto della base militare di Coltano nel Parco di San Rossore non verrà sottoposta a Vas perché finanziata con fondi Pnrr”. Un esempio attuale per calare nel concreto il fatto che i partiti “parlano di transizione ecologica e promuovono una legge che va ostinatamente e irresponsabilmente nella direzione contraria alla esigenza di contenere la pesante crisi ambientale, i cambiamenti climatici e, soprattutto, va contro la necessità di porre un freno alla cementificazione e al consumo del suolo. Nell’ultimo anno, quasi due metri quadrati ogni secondo di aree agricole e naturali sono stati sostituite da nuovi cantieri, edifici, infrastrutture o altre coperture artificiali. In Italia altri 56 chilometri quadrati di suolo, cioè più di 15 ettari al giorno, sono andati persi, in Toscana si sono cementificati nel 2020 ben 214 ettari di suolo”. Infine, conclude la nota, se davvero l’obiettivo fosse stato quello di accelerare i progetti del Pnrr, “bastava solo rafforzare il sostegno tecnico ai progetti più importanti e complessi piuttosto che varare uno stravolgimento generale di una Legge di cui la Toscana andava orgogliosa”.

 

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