Sciopero Usb, il Tar ferma l’ordinanza del ministro

Caso identico a quello del 2023, stessa soluzione

E’ la seconda volta. L’Unione sindacale di Base indice lo sciopero generale e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti lo riduce da 24 ore a 4. I giudici del Tar del Lazio accolgono la richiesta dell’Usb di sospendere l’ordinanza di riduzione dello sciopero nel settore dei trasporti. Nel caso odierno l’atto, che era stata firmato dal ministro Salvini martedì scorso 10 dicembre, è stato sospesa in quanto, scrivono i giudici,  “non emergono, dalla gravata ordinanza, quelle ragioni che, in assenza della segnalazione della predetta Commissione, possano sorreggere la disposta precettazione”. La Commissione di cui parla la Corte è quella di Garanzia, che dal canto suo aveva già riconosciuto la legittimità dello sciopero del 13 dicembre, con l’unica prescrizione di escludere dall’astensione dal lavoro il settore del trasporto aereo, dal momento che per lo stesso è previsto un altro sciopero a pochi giorni di distanza e perciò sarebbe venuto meno il cosiddetto principio di rarefazione, ovvero la necessità che gli scioperi non siano troppo a ridosso gli uni degli altri nel medesimo settore. Il Tar ha inoltre specificato che i disagi rappresentati dall’ordinanza di riduzione delle ore impegnate dall’agitazione sono “riconducibili all’effetto fisiologico proprio di tale forma di astensione dal lavoro”., e, tenuto conto della presenza delle fasce di garanzia, “non eccederebbero tale carattere”.

La “doppietta” sulla vicenda è ricordata dall’Usb in un commento sulla sua pagina nazionale che ricorda il primo caso, risalente al marzo 2024. Con una sentenza emessa il 28 marzo del 2024, il TAR del Lazio si era infatti pronunciato contro l’ordinanza con la quale il ministro Salvini “aveva ridotto lo sciopero nazionale del trasporto pubblico locale indetto da USB e da altre organizzazioni sindacali per la giornata del 15 dicembre 2023. Il TAR, con quella sentenza, annullò l’ordinanza del Ministero e condannò lo stesso al pagamento delle spese legali.”

Continua la nota: “Ad un anno di distanza, in condizioni analoghe e sulla base di identiche motivazioni, il ministro torna ad adottare un’ordinanza che come allora impone di ridurre l’agitazione a 4 ore. Ma come un anno fa, anche in questa circostanza, Salvini scavalca l’operato della Commissione di Garanzia che ha già riconosciuto la piena legittimità dello sciopero del 13 dicembre, limitandosi a prescrivere l’esclusione del solo trasporto aereo (essendo prevista un’altra agitazione nel settore qualche giorno dopo)”.

Giuridicamente, la fattispecie è in effetti sovrapponibile a quella intercorsa un anno fa. In entrambi i casi lo snodo riguarda, come rileva il sindacato, “l’assenza di segnalazioni da parte della Commissione”, elemento che lascerebbe ben poco spazio all’ intervento del ministro. La sentenza del TAR, sottolinea l’Usb, chiarisce che “risultavano indispensabili la chiara esplicitazione delle speciali ragioni di necessità e di urgenza, relative a fatti sopravvenuti eventualmente occorsi a ridosso dell’astensione, tali da legittimare l’intervento officioso del Ministro”.

Le speciali ragioni di necessità e urgenza invocate dl Tribunale amministrativo non sono state prodotte, secondo i giudici, dal ministro, che anno scorso non individuò alcun “fatto sopravvenuto” che potesse giustificare il suo intervento. Tant’è vero che il TAR specificò nella sentenza che “nessuna adeguata indicazione in tal senso è dato rinvenire nel provvedimento avversato, in cui il Dicastero si è limitato a far riferimento a fatti e a circostanze già conosciute dalla Commissione”. Eppure, si legge nella nota dell’Usb, “a pochi mesi da quella sentenza, come se nulla fosse, Salvini reitera lo stesso abuso, poiché anche per lo sciopero del 13 dicembre non è riuscito a proporre nessuna circostanza straordinaria che avrebbe potuto giustificare il suo intervento”.

“In Italia subiamo da anni una legislazione particolarmente restrittiva in materia di scioperi e abbiamo spesso lamentato interventi assai discutibili della Commissione che hanno ulteriormente ridotto spazi già molto limitati – sostengono ancora i sindacalisti – Ora si va oltre: la Commissione non interviene e un ministro si permette di non tener conto delle indicazioni del TAR che ha chiarito in modo inequivocabile fin dove può arrivare il suo operato.  La misura è colma”.

Mentre lo sciopero resta confermato per tutte e 24 ore di domani, 13 dicembre, le reazioni al pronunciamento del Tar non si fanno attendere. “Non penso sia utile andare avanti di scontro in scontro di precettazione in precettazione” erano state le parole del ministro, stamattina, nell’intervento con cui ha portato il suo contributo alla presentazione del Piano FS, aggiungendo anche una battuta sulla necessità di rivedere la normativa sullo sciopero, “insieme ai sindacati, penso che siano loro in primis ad accorgersi che se c’è uno sciopero al giorno, il primo a rimetterci è lo sciopero stesso”. Inoltre, circa la fattispecie in esame, ha aggiunto  “Abbiamo fatto tutto il possibile per difendere il diritto alla mobilità degli italiani. Per l’ennesimo venerdì di caos e disagi, i cittadini potranno ringraziare un giudice del Tar del Lazio”.

Sul fronte opposto,  Francesco Staccioli, dell’esecutivo confederale dell’Usb, sottolinea che il pronunciamento “del Tar che sospende l’ordinanza e fissa l’udienza di merito sull’ordinanza di Salvini, riteniamo sia semplicemente un atto dovuto per la giustizia di questo paese”. Ricordando che “noi stessi avevamo detto al ministro che quest’atto non aveva alcuna giustificazione”, circa il pronunciamento ricorda che ” sgrava i lavoratori da una sanzione illegittima”.

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