Giornalisti in sciopero domani, 27 marzo, seconda tappa del pacchetto di scioperi che vedrà un altro fermo dal lavoro il 16 aprile. Le ragioni di questa nuova azione di protesta dopo quella di novembre, le ha esposte la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, nel corso di una trasmissione su La7, Omnibus, il 20 marzo scorso. Al primo punto, “il contratto di lavoro dei giornalisti scaduto da 10 anni”, ma anche il fatto che “le proposte presentate dagli editori della Fieg al tavolo del rinnovo sono irricevibili, sia dal punto di vista economico, sia per il futuro del sistema informazione”.
“Parlare di rinnovo del contratto – ha aggiunto Costante – senza parlare di come normare l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle redazioni significa fare un danno a tutta l’informazione. Proporre di ridurre i compensi (li vorrebbero ridurre del 20%) e i diritti dei giornalisti di oggi e di domani significa che non si crede nel futuro dell’informazione”.
“Quello che gli editori vogliono smontare pezzo a pezzo è lo stesso contratto che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito «prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani». È questa la saldatura tra le nostre fondamentali rivendicazioni economiche e la libertà di informazione che i cittadini, i lettori, i telespettatori, gli utenti del web, devono pretendere per poter essere a loro volta liberi”, si legge nel comunicato nazionale della FNSI.
“Gli editori intascano risorse milionarie dal governo (da questo, come da quelli precedenti), ma investono poco nelle loro aziende e per potenziare l’informazione professionale. Al contrario, mandano in prepensionamento i dipendenti di 62 anni, pagano incentivi per altri tipi di esodo, svuotano le redazioni e ricorrono ai collaboratori e alle partite Iva pagati una miseria. Rifiutano regole basilari per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, evidentemente pronti a sostituire i giornalisti, vero core business dell’informazione. Fanno finta di ignorare la legge che impone loro di pagare i giornalisti per contenuti editoriali ceduti dalle aziende ai cosiddetti Over the top (Ott), ovvero le grandi imprese che forniscono contenuti e servizi in Rete. Vorrebbero i giornalisti del futuro pagati ancora meno di oggi e la strada spianata nello sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso, davanti al governo, hanno formulato una proposta ancora più bassa di quella bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato”, si sottolinea da parte della Federazione Stampa Nazionale. Interviene anche l’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati UNGP-FNSI, che “aderisce e sostiene gli scioperi nazionali dei giornalisti italiani proclamati dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per il 27 marzo e il 16 aprile. I giornalisti pensionati non possono ovviamente partecipare concretamente alla protesta, ma ritengono sia indispensabile che l’intero mondo del giornalismo italiano, le colleghe e i colleghi attivi insieme ai pensionati, siano mobilitati contro le inaccettabili posizioni negative della Federazione degli Editori su un rinnovo contrattuale che la categoria attende da oltre 10 anni”.
“L’Ungp – contimua la nota – invita i gruppi regionali dei pensionati a organizzare la partecipazione alle manifestazioni di protesta che la Fnsi e le Associazioni Regionali attueranno in occasione degli scioperi nazionali, a cominciare dalla manifestazione nazionale di Torino. Le motivazioni dello sciopero, illustrate dalla segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, riguardano direttamente la dignità di tutti i giornalisti. Sia dal punto di vista delle necessarie rivalutazioni salariali sia per quanto riguarda l’assurda ritrosia della Fieg a riconoscere decorosi compensi alle colleghe e ai colleghi che hanno rapporti di lavoro autonomo, di collaborazione e free lance. A questo riguardo è indispensabile che il Governo si attivi rapidamente per risolvere l’annosa questione di un equo compenso alle prestazioni di tutti i giornalisti. L’Ungp invita ancora una volta le colleghe e i colleghi pensionati a non lavorare in alcun modo per le aziende giornalistiche in coincidenza con le giornate di sciopero”.