Non c’è solo lo scontro politico Alfano contro i sindaci d’Italia sul registro delle unioni omosessuali (che esiste in tutti i Paesi più avanzati), c’è anche uno scontro palese senza precedenti tra conservatori e progressisti a livello ecclesiastico, forse teologico.
Dal Sinodo sulla famiglia infatti Papa Francesco ha rilanciato con decisione l’apertura sull’accoglienza alle coppie gay e la comunione ai divorziati risposati suscitando l’orrore dei cardinali più tradizionalisti. Dal suo “chi sono io per giudicare un gay” in poi, Papa Bergoglio non ha smesso di martellare su alcuni temi etici che vedono la Chiesa in netto ritardo, forse di secoli, rispetto ai costumi sociali.
Dopo un lungo silenzio. torna a parlare su argomenti così delicati anche il cardinal Camillo Ruini, già presidente della Cei sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Lo ha fatto poche ore dopo l’uscita della “Relatio post disceptationem” sul sito www.chiesa.espressonline.it. Citando l’esortazione apostolica wojtyliana “Familiaris consortio”, il porporato reggianoricorda la prassi della Chiesa “fondata sulla Sacra Scrittura di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati” perché certe norme sono di “diritto divino”.
Lo stile ruiniano è insomma molto lontano da quello riottoso di alcuni prelati tradizionalisti, è basato sui testi del pensiero della Chiesa maturato nei secoli relativo alla condizione dei separati che “contraddirebbe l’unione di amore tra Cristo e la Chiesa attuata dall’Eucarestia”. Una riflessione teologica e pastorale molto difficile da spiegare a chi vive quotidianamente le difficoltà della separazione e al contempo il desiderio di accostarsi ai Sacramenti. Il dibattito continua. L’impressione è che questa volta si potrebbe arrivare davvero a un cambiamento sostanziale.