Cronache di fine estate o di infinito impero: una pioggia salvifica (specie per l’ambiente) sparpagliata dal vento, ha sospeso sabato scorso in quel di Cavriago la celebrazione macchiettistica del centenario della Rivoluzione d’Ottobre (cui la Reggio politica, pur tra molti distinguo, deve ancora molto). Organizzata facendo parlare, a mo’ di ventriloquo, il busto di Lenin. Sarebbe interessante conoscere a proposito il parere di enti come Istoreco che dovrebbero invece porsi seriamente il problema di organizzare eventi storici avvenuti un secolo fa e che tanta parte hanno avuto nel nostro sviluppo economico e sociale. Chi ancora oggi celebra Lenin, seppur in forma parodistica, dovrebbe finalmente fare i conti con la realtà: non coesistono un leninismo buono ed uno stalinismo cattivo. Lo stalinismo infatti è l’inevitabile sbocco del leninismo e di qualsiasi sistema politico basato su un’ideologia che teorizzi la dittatura del proletariato. E’ la teorizzazione della dittatura del proletariato il peccato originale del marxismo.
Ma non ci sono soltanto i figli del Sol dell’Avvenire ben riparati dai cui raggi sotto l’Ombrellone del Presente. Persistono anche i figli dei figli dei fiori che ancora guardano ad un mondo in preda ad un complotto metastorico: di qua le bramosie plutogiudaiche, di là le sue innumerevoli vittime panarabiche. Come si può infatti essere credibili (ovvero non aizzati ideologicamente da un antisemitismo più o meno consapevole) nello sventolare “cartellini rossi” ai giocatori di calcio d’Israele (partita di calcio al Mapei Stadium di martedì, nel 45esimo anniversario della strage di Monaco di Baviera) per l’occupazione dei territori palestinesi mentre si tace al contempo sulle quotidiane violazioni dei diritti umani perpetrate nella maggioranza dei Paesi Arabi, a partire dalla condizione femminile causa l’applicazione letterale della sharia?
Uno sguardo infine alla parte spirituale della vicenda. La Giareda avrebbe bisogno di una sacrosanta rinfrescata. Iconograficamente immobile da più di mezzo secolo, fissa anche nella fisiognomica dei personaggi che la “animano”, punta ancora troppo (o tutto) da una parte sull’aspetto puramente devozionale, dall’altra sugli afrori di frittura varia che per una settimana inondano corso Garibaldi. In mezzo, un po’ di vernacolo pluriottuagenario e nulla più. Perbenismo e buonpacismo si equivalgono così sulla bilancia mariana. Con buona pace dei cittadini laici e dei “cattolici adulti” (come direbbe Prodi) che magari nel 2017 vorrebbero qualcosina in più di uno spaccato postdatato di una novella del Decamerone.
Spinoza scrisse che la ragione serve anche a tenere assieme i pezzi della democrazia (e viceversa, funzionasse a dovere). Per questo il condivisibile quanto un po’ vago (nel suo appello alla pietas) manifesto di Luca Vecchi, sottoscritto dai noti 700, dovrebbe giocoforza arricchirsi di qualche caposaldo in più. Volesse diventare una sorta di Magna Carta condivisa e di tenuta per un eventuale secondo mandato. Ma di questo semmai torneremo a parlare.