Matteo Renzi ha scelto il palco della kermesse dei sindaci del Pd a Rimini per il suo rientro sul proscenio della politica. Dopo la sconfitta referendaria e la “pausa di riflessione” che ne è seguita – per lui – Renzi è tornato alla carica spaziando sui temi politici all’ordine del giorno, dai tagli della Corte Costituzionale all’Italicum alle polemiche a distanza con Grillo e D’Alema, che proprio oggi ha lanciato un convegno-think tank-movimento – “Consenso per un nuovo centro sinistra” – fortemente antirenziano e basato sui comitati per il No al referendum costituzionale che aveva animato nei mesi scorsi.
Gli amministratori locali del Pd si sono interrogati si sono interrogati per tutta la giornata sulla giusta via da intraprendere fra elezioni – più o meno anticipate – necessità di una nuova legge elettorale, coalizioni, strategie congressuali da qui ai prossimi mesi e chi più ne ha più ne metta, senza arrivare (non che fosse possibile, né atteso) ad un punto di sintesi.
Renzi ha interpretato la parte che più gli è congeniale. Tirando le somme, con qualche amarezza (per l’esito del referendum) e molta ironia, ha tenuto subito a chiarire che “il punto non è se votiamo con la legge elettorale uscita dalla consulta o con la legge ‘x’ o ‘y’: sono specchietti per le allodole. Il nostro mondo sta cambiando a un ritmo talmente impressionante che o il Pd, prima forza politica del Paese, prova a essere una forza positiva, di proposta o l’Italia gioca una partita di serie B e vince a chi grida allo sfascio e chi dice di No. È una gigantesca operazione di cambio di paradigma che stiamo facendo”.
Sul M5S: “Noi vinciamo le elezioni confrontandoci sul programma, e prendendo il 40%. Lo abbiamo già fatto. Il salto nel buio nella scelta 5 Stelle, che alcuni cittadini hanno fatto, come a Roma, porta diretto nel tunnel delle scie chimiche. Parlare dei problemi e non delle risposte può pagare a livello elettorale, ma solo se noi siamo timidi e pigri, se giochiamo sulla difensiva. Il compito della politica non è enunciare problemi ma risolverli, è inutile che dall’ultimo villaggio turistico alla moda in Africa, l’ultimo dell’anno, mi arrivi lo spregiudicato pregiudicato a dire che il problema è la povertà”.
Su D’Alema: “Ai giornalisti che si aspettano una replica, dico riprovate, sarete più fortunati. L’avversario politico di questa comunità non è chi cerca di fare polemica all’interno della nostra area ma di chi prova a giocare le carte non del populismo ma della superficialità e della paura. Chi ci racconta che la politica non abbia senso”.
Infine, su UE e conti pubblici: “Di fronte all’elezione di Trump cos’è una letterina all’Italia per lo 0,2%? È un prefisso per chi chiama da fuori Milano visto che la Spagna ha fatto il 5,2 per cento di deficit e nessuno ha detto nulla. Di fronte a questo scenario noi abbiamo un’Europa che si mette a mandare letterine per cui noi abbiamo questo grande problema della correzione dello 0,2. Io a Ventotene, a marzo, mi ero convinto che un cambiamento reale era possibile, che si potesse avere una pagina nuova. Sono passati 20 giorni da Ventotene a Bratislava in cui si è rotto qualcosa”.