Il pesce di aprile, quest’anno, rischia di essere uno scherzo amaro. Potrebbero ritrovarsi tutti licenziati i 120 ancora rimasti dei 428 lavoratori licenziati via mail, in un giorno di ferie collettive l’ormai fatidico 9 luglio 2021, dalla Gkn di Campi Bisenzio, due passi da Firenze. I 120 sono ancora sui cancelli della loro fabbrica, dopo quattro memorabili anni di lotta collettiva per salvarla. Con il presidio di un’assemblea permanente davanti allo stabilimento, la più lunga nel tempo che si sia mai vista, le numerose, animate manifestazioni al motto di “Insorgiamo” non solo a Campi e a Firenze ma in tutta Italia, una dirompente solidarietà intorno a loro, l’impegno a costruire una rete con altre situazioni simili in Italia. Senza mai rinunciare anche se nei duri anni dell’infinita vertenza, soprattutto da quando dal gennaio 2024 gli operai sono senza reddito, né da stipendio e né da ammortizzatori sociali, via via molti si sono arrangiati altrove, alcuni sono arrivati alla pensione.
Ora, per gli ultimi 120 lavoratori, rimasti, seppure stremati da 15 mesi a pancia vuota e speranze calpestate, sui cancelli della fabbrica, il primo aprile si chiude la procedura collettiva di licenziamento richiesta lo scorso gennaio dall’azienda, ora non più Gkn ma Qf, il fantasma che ha rilevato lo stabilimento senza mai concludere niente. La terza procedura, dopo che le prime due, quella del luglio 2021 e l’altra del settembre 2023, erano state rimandate indietro da altrettante sentenze del tribunale del lavoro di Firenze in seguito ai ricorsi della Fiom Cgil per comportamento antisindacale. La terza, partita questo gennaio e con scadenza a fine marzo, non può essere impugnata per via sindacale: trattandosi, giuridicamente, non di licenziamento collettivo, ma di una procedura concordataria dopo che l’azienda è stata messa in liquidazione e ha fatto richiesta di concordato .
Dopodiché la speranza più concreta è per ora la recente legge fortemente auspicata dal collettivo di fabbrica e dalla Rsu Qf, ex Gkn, approvata in dicembre dalla Regione Toscana che prevede la creazione di consorzi regionali per la reindustrializzazione, garantiti dal pubblico. In questo caso, un consorzio dentro cui potrebbe entrare anche la cooperativa Gff (Gkn for Future) promossa e partecipata dal Collettivo e di fabbrica, cui si sono aggiunti anche sostenitori esterni, sulla base di un crowdfunding popolare che in poco tempo ha raccolto un milione e trecentomila euro, che il Collettivo comunica essere adesso aumentato a due milioni, come impegno a trasformarsi in azioni appena la cooperativa parta. Gff ha presentato un progetto di riconversione basato sulle rinnovabili, a cominciare dai pannelli fotovoltaici di ultima generazione e sul trasporto sostenibile, partendo dalle cargo bike.
È evidente che l’appoggio del consorzio non sarebbe una passeggiata. La legge è neonata e il sito è ponderoso:valutato oltre 20 milioni, grande ben 80 mila metri quadri di cui 36.000 coperti, da riempire con la cooperativa operaia ma non solo. Dunque la parte pubblica dovrebbe individuare anche altre realtà industriali interessate che per ora non ci sono ma potrebbero arrivare. Tanto più che l’11 marzo scorso la Giunta regionale ha avviato il percorso di costituzione del nuovo consorzio per la reindustrializzazione delle aree dismesse “che riguarda – si precisa – anche il futuro dell’ex Gkn” e che nella prima fase sarà costituito solo dagli enti pubblici. Intanto, l’assessore all’economia Leonardo Marras informa che “il piano industriale della cooperativa Gff è in corso di valutazione”.
Vedremo se il tribunale di Firenze, questa volta non del lavoro ma delle imprese, troverà o meno plausibile il piano concordatario e se gli operai verranno licenziati. Comunque vada, annuncia già il portavoce del Collettivo di fabbrica, Dario Salvetti, “noi resteremo in assemblea sui cancelli dove abbiamo già convocato, dal 4 al 6 aprile, il terzo Festival di letteratura working class che sarà un ulteriore momento di mobilitazione in una lotta che con nove manifestazioni in tre anni ha coinvolto almeno duecentomila persone. La nostra è una lotta non banale di fronte a un purtroppo considerato banale licenziamento. Noi vogliamo solo tornare a lavorare nel nostro stabilimento e ci opponiamo a che vengano bruciati 400 posti di lavoro”.
Quello che è certo è che non si tratta di una vertenza dal significato locale, ma nazionale: emblematica delle difficoltà delle reindustrializzazioni e le riconversioni delle tante, troppe, aziende in Italia che ne sono interessate, dei rischi di quelle multinazionali che arrivano e se ne vanno, di fronte altre che invece restano, anzi trainano lo sviluppo. Per di più, la Gkn ci parla dei problemi, le occasioni mancate e la crisi irrisolta di uno dei settori manifatturieri chiave dell’economia industriale del paese, l’automotive. Dunque una vertenza singolare e simbolica che non è poco interessante seguire.
Il fondo speculativo inglese Melrose Industries acquista nel 2018 la multinazionale britannica Gkn, che aveva ereditato dalla Fiat di Firenze la produzione di semiassi per tutto il settore automobilistico e aveva spostato lo stabilimento a Campi. Nel 2021 Melrose licenzia e chiude dopo una serie di precedenti accordi sindacali che, testimoniano i lavoratori, prevedevano solo aumenti di produzione. “Oltretutto – sottolinea Salvetti – crisi o no dell’auto, di semiassi hanno bisogno anche le auto elettriche”. I lavoratori, pur in ferie, accorrono immediatamente e da allora inizia l’assemblea permanente a difesa, dichiarano, dello stabilimento e dei macchinari da non lasciare che vengano portati via. Una presa di posizione che richiama intorno al presidio folle di persone solidali, dai lavoratori del territorio e da tutta Italia alle persone comuni, circoli, esponenti della politica, preti, sindacati, sia confederali che autonomi, esponenti della cultura, a proposito della quale, nasce alla Gkn il primo “Festival della letteratura working class” che si sia visto.
Dopo la doccia fredda dei licenziamenti, a fine 2021 arriva il colpo di teatro. L’advisor di Melrsose per la vendita del sito, Francesco Borgomeo, annuncia che lo acquista lui, con il proposito, che assicura come certo, di trovare un soggetto industriale cui consegnarlo pur restandoci egli stesso dentro, o, se andasse male, di farsene interamente carico in proprio. “Poi Borgomeo non ha fatto niente di quanto promesso – denuncia Stefano Angelini, segretario Fiom Cgil di Firenze, Prato, Pistoia – Il progetto industriale che aveva garantito non si è mai visto, non si è visto niente. D’altra parte ci si chiede quanto abbia pagato le quote, come non abbia parlato di debiti, se c’erano o non c’erano, e come è che uno arriva, trova uno stabilimento con 420 operai e compra a scatola chiusa. Dubbi sull’operazione li abbiamo espressi, ma l’accordo quadro con Borgomeo del 22 gennaio 2022 sembrava un signor accordo e lo firmammo anche noi. D’altra parte non c’era scelta”. Un “signor accordo” con le firme di due ministeri (economia e lavoro) , tutti gli enti locali coinvolti, i sindacati nazionali. la direzione aziendale e la rsu di Qf, come Borgomeo aveva ribattezzato la nuova azienda, ovvero il vanamente glorioso acronimo di quattro F: Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze. La fiducia diventò presto il niente, salvo la nuova richiesta di licenziamento collettivo nel 2023 respinta dal tribunale. “E il governo se ne è lavato le mani”, è amaro Angelini. Che sottolinea: “Che qualcosa non andasse lo testimoniano le sentenze del tribunale che hanno respinto i licenziamenti e il fatto che noi abbiamo vinto tutte le singole cause di lavoro presentate”.
Una vicenda lunga e arruffata. Finita, ultimamente, con la richiesta da parte della società Qf del concordato liquidatorio. Dopo aver venduto lo stabilimento a due diverse società immobiliari che le visure scoperte dagli operai (Qf non ha dichiarato niente) indicano essere Tuscany Industry Srl (Ti) e Sviluppo Immobiliare Toscana Srl (Sit), entrambe, “legate a Qf e create il 22 settembre 2023, forse allo scopo”, ipotizza la rsu la Rsu ex Gkn. Dice Angelini: “c’è chi parla di speculazione edilizia, ma non è neanche il punto. Sarebbe già una devastante speculazione trasformare uno stabilimento industriale con oltre 400 dipendenti in un sito di logistica con 30 dipendenti, tanto per fare un esempio. E vorremmo sapere da dove arriverebbero i 12 milioni previsti da Qf nel piano concordatario dopo che in quattro anni li non si è mai lavorato”.
Ecco la storia dell’ex Gkn e quella dei suoi operai. “Abbiamo vissuto due fasi. – racconta Salvetti – la prima, di lotta per il lavoro, dal famoso 21 luglio alla sconfitta, in tribunale, dei licenziamenti. E la seconda contro il limbo in cui, senza lavoro e senza essere licenziati, siamo stati tanti anni e siamo ancora. Così la nostra lotta è passata da sindacale a sociale perché, se le forze economiche non vogliono far ripartire la fabbriche, allora si interroga il sociale. Borgomeo sembrava all’inizio impersonare l’uscita dal limbo, invece dubito, e dico dubito perché non so niente, che sia una delle tante finte reindustrializzazioni di cui il paese è pieno. Io non faccio l’inquirente, vorrei solo leggere gli accordi tra Borgomeo e Melrose, domandandomi :come una sola persona possa intestarsi un’operazione così grossa”.
L’altra considerazione del portavoce del collettivo è di carattere più generale: “Dobbiamo domandarci seriamente cosa fare di questo stabilimento. Noi proponiamo produzioni ecologicamente avanzate, nonostante si dica che i pannelli solari vanno fatti fuori dall’Italia, che però non possono che riguardare una parte del sito. Per il resto, ci potremmo anche porre il problema dell’automotive, quando ci sarebbe bisogno di una produzione di 50 mila auto l’anno in Italia mentre l’anno scorso ne abbiamo sfornate solo 350.000 contro una capacità produttiva tra un milione o due. Sorge il dubbio che la reindustrializzazione la si voglia fare attraverso le armi, un dubbio atroce dal punto di vista umano ma anche uno scacco economico visto che si rafforzerebbero solo alcuni grandi gruppi industriali “ , Il primo aprile l’atto finale, “ma se davvero le lettere di licenziamento arriveranno senza sapere se il concordato andrà avanti, adiremo immediatamente a tutte le vie legali per il proseguimento della vertenza”, avvertono Angelini e la Rsu Qf