Come è stata distribuita la ricchezza nelle aziende metalmeccaniche reggiane che nell’ultima decade avrebbero prodotto utili? La domanda non retorica ma di sostanza socio-economica se l’è posta l’Osservatorio Bilanci della Cgil locale scoprendo qualcosa di interessante.
Innanzitutto che le aziende del campione hanno registrato profitti netti cumulati per oltre 5 miliardi di euro, con un aumento del 37%, del fatturato, del 43% del valore aggiunto, del 36% del costo del personale e del 107% degli gli utili. Dunque mentre i profitti sono aumentati considerevolmente, le paghe dei lavoratori molto meno: anzi addirittura la quota del pagamento del personale è scesa dal 62 al 59%, mentre la quota dei profitti è cresciuta dal 18 al 26%.
Mentre poi i rinnovi dei contratti di lavoro di volta in volta hanno garantito ad ogni lavoratore 479 euro lordi in più in quattro anni, il datore di lavoro ha conseguito 40mila euro di profitti in più per ogni dipendente. Insomma una forbice nella distribuzione della ricchezza creata (una volta tanto che la si crea) sempre più netta e marcata.