Quando sento parlare Matteo Renzi ho come l’impressione di tornare indietro nel tempo, quando frequentavo controvoglia l’oratorio il sabato pomeriggio e il grest d’estate. Tra gli educatori c’era sempre un leader carismatico che guidava il gruppo perché parlava bene, era affascinante e simpatico, suonava la chitarra e faceva impazzire le ragazzine. Una figura analoga l’ho ritrovata a scuola, quando il capetto di turno guidava cortei e cercava di organizzare occupazioni senza fare arrabbiare il preside. Anche lui parlava bene, ma al posto della chitarra aveva un megafono. All’epoca, lo confesso, provavo un po’ di invidia. Non perché fossi persuaso dai discorsi che uscivano da quelle bocche (grazie a Dio sono ateo e grazie a quelli che ho votato mi sono disintossicato dalla fede politica), ma perché avevo problemi a parlare di fronte a un pubblico di più di due persone. All’epoca desideravo anche io quel fascino da tribuno capace di ipnotizzare le persone. Abbandonata la parrocchia senza rimpianti dopo avere sbrigato la trafila dei sacramenti, volevo fare politica. Ma al liceo ho capito che non sarei mai diventato un capo perché per essere capo bisogna conquistare il consenso e il consenso si ottiene con il fascino.
Con il tempo ho scoperto di essere stato vittima di un’illusione ottica. L’ho capito quando ho visto la fine che hanno fatto molti capetti di allora, nel momento in cui la vita non gli ha più consentito di esercitare quel carisma che negli anni giovanili aveva fatto la loro fortuna. Alcuni sono tornati ad essere persone normali con un lavoro e una famiglia, altri sono annegati nelle loro frustrazioni. Di sicuro nessuno di loro ha cambiato il mondo.
Ecco, ascoltando Renzi mi sembra di tornare a scuola o in parrocchia. Me lo immagino da un momento all’altro tirare fuori la chitarra e intonare una canzoncina. D’altronde Renzi prima di essere Renzi era un capo scout.
Non so perché quello stile, che nei leaderini e capetti che ho conosciuto ha assunto tratti grotteschi e ridicoli con l’avanzare dell’età, sia rimasto così fresco e intatto nel nuovo presidente del Consiglio. E soprattutto come non abbia perso efficacia, anzi abbia rappresentato la chiave della sua scalata. Lo confesso: oggi come allora provo un pizzico d’invidia. Però resto convinto che sia un trucco. Buono per la parrocchia, il campo scout o l’assemblea scolastica.