Programma diviso in quattro tappe per Renzi, come annunciato dallo stesso premier dopo l’investitura ricevuta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il primo obiettivo, da raggiungere entro febbraio, è quello della legge elettorale e delle riforme istituzionali. A marzo sarà la volta dei provvedimenti per incentivare l’occupazione, tra i quali dovrebbe esserci la detassazione delle assunzioni dei giovani fino a 30 anni. Aprile sarà dedicato invece alla grande riforma della pubblica amministrazione per sburocratizzare il sistema allineando le regole per i dipendenti pubblici e i lavoratori privati. Il percorso iniziale del governo Renzi dovrebbe concludersi a maggio con la riforma del fisco che dovrebbe riguardare un abbassamento delle tasse.
L’occupazione – Se il premier incaricato riceverà la fiducia, i suoi primi provvedimenti riguarderanno il lavoro. Entro marzo dovrebbero essere varate le misure per rilanciare il lavoro e riformare gli ammortizzatori sociali. Nell’entourage di Renzi qualcuno parla di un milione di posti di lavoro in più rifacendosi alle politiche del presidente americano Obama, che incentivando settori quali ricerca e l’innovazione aumentò di oltre 2 milioni gli occupati negli Usa. Del resto lo stesso Barack Obama si è ispirato alle ricerche di un giovane economista italiano, Enrico Moretti, che insegna negli Stati Uniti e i cui studi affermano che un posto di lavoro creato nella ricerca e nell’innovazione ne produce altri cinque nei servizi. Ed è proprio su questa politica che intende puntare Matteo Renzi, nel suo piano di lavoro faranno parte gli incentivi alle assunzioni dei giovani under 30, assunzioni che saranno defiscalizzate (l’impresa pagherà solo i contributi previdenziali) e ulteriormente agevolate se riguardanti settori di ricerca e innovazione. A sostenere le assunzioni si aggiungerebbe anche il taglio dell’Irap del 10%, che consentirebbe alle aziende di risparmiare circa 2 miliardi e mezzo all’anno.
La cassa integrazione resterà solo per sostenere i lavoratori delle aziende che possono uscire dalla crisi e non ci saranno più ammortizzatori per dare sussidio a dipendenti di aziende senza futuro, in questi casi i lavoratori dovranno partecipare a corsi di formazioni e solo coloro che non saranno ricollocabili continuerebbero ad essere assistiti.
La semplificazione – La pubblica amministrazione italiana è da sempre una palude che respinge gli investitori esteri e complica la vita alle aziende (trentunesima su 34 Paesi avanzati per contesto favorevole a fare impresa). In questi numeri c’è la dimensione della missione che Renzi si propone di affrontare nella sua riforma della pubblica amministrazione. Il tema principale sarà l’allineamento delle regole per i lavoratori pubblici e privati, poi toccherà anche ad argomenti da sempre considerati tabù come la mobilità interna, gli orari di lavoro e gli ammortizzatori sociali. Un passaggio chiave dovrebbe essere la fine della giurisdizione dei Tar sulle controversie nel pubblico impiego che passerebbero ai giudici ordinari. L’obiettivo è quello di rivoluzionare una cultura basata sull’intoccabilità del dipendente pubblico, sul quale si potrebbe profilare la libertà di licenziamento come nel privato. Mentre per gli alti burocrati non dovrebbe essere più possibile la permanenza a vita a capo di un ufficio, ogni incarico ruoterebbe dopo 6 anni al massimo.
Infine molto importante sarà l’introduzione dell’obbligo della posta certificata in tutti i rapporti tra le amministrazioni, basti pensare che dalla “digitalizzazione” degli atti sarebbe possibile per lo Stato risparmiare 30 mila euro per ogni processo penale tra sole spese di fotocopia e cancelleria.
Le tasse – “Il taglio della pressione fiscale sul lavoro sarà certo e duraturo. Solo così può ripartire la crescita”, sono queste le parole di Filippo Taddei, responsabile Economia della segreteria di Renzi. Sarà quindi uno sconto permanente, magari articolato in un piano pluriennale di tagli crescenti, che darà ad aziende e lavoratori la prospettiva di un fisco via via più leggero. Meno Irap per le imprese e meno Irpef per le famiglie, su queste basi si proverà a far crescere l’economia, i consumi e l’occupazione. L’alternativa è quella di puntare su una riforma delle detrazioni per aumentare il risparmio di imposta per i redditi tra 8 mila e 15 mila euro, in questo modo il beneficio sarebbe avvertito soprattutto dai redditi bassi.
Il grosso delle risorse necessarie ad attuare una manovra così costosa arriverebbe dal taglio della spesa pubblica. Dagli ambienti vicini al premier traspare grande soddisfazione per il lavoro fatto dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli, il tecnico avrebbe già individuato le spese da tagliere per un risparmio di 3 miliardi di euro già nel 2014, si punta ad arrivare a un taglio della spesa pubblica di 32 miliardi di euro dal 2016. Altre entrate potrebbero arrivare dalla lotta all’evasione fiscale, ma queste non verranno cifrate in quanto totalmente incerte.