Lo dipingono come una sorta di dea Kali della telefonia, impegnato in queste ore con le sue diverse braccia a contattare via cavo i papabili del costituendo Governo Renzi. Ma il loro dir, al momento, parafrasando l’evangelista Matteo nel discorso cristico della montagna, è più “no, no” che “sì, sì”.
Di fatto, secondo i giornali ma anche Fabrizio Barca, vittima dello scherzo telefonico della “Zanzara”, il costuendo esecutivo è nelle mani (in senso non solo figurato) di Graziano Delrio, astro non più nascente ma stella ben visibile del firmamento politico nazionale. L’ex sindaco di Reggio è davvero il braccio destro e pure il sinistro del Rottamatore, il suo numero due, l’affidabile vice, fors’anche addirittuta la coscienza riflessiva.
L’elenco dei declinatori l’invito di Delrio è già ricco e altamente qualificato; si dice che oltre allo stesso Letta, abbiano gentilmente rifiutato Guerra, Baricco, Montezemolo, Prodi, Farinetti, Colao, Rosso e la Reichlin. Mentre Barca si è di fatto auto-estromesso dopo la burla radiofonica. Insomma un parterre di tecnici, esperti e gente dal curriculum altisonante che non ha voluto recitare un ruolo da protagonista nell’avventura Renzi, in cui il Pd e, forse lo stesso Paese, si gioca il tutto per tutto mettendo assieme i due opposti dell’immaginario colletivo archetipico della politica: l’uomo forte di centro-sinistra ovvero il moderato interventista cioè il temporeggiator-tempista.

Nelle ultime ore il nome di Delrio è tornato di moda nel toto-ministri anche come possibile titolare del dicastero dell’Economia, uno dei punti e dei ruoli chiave per risollevare le sorte della nazione e ricollocarla magari con più dignità e credibilità nel consesso dei grandi d’Europa.