Recherche, appunti per una ricostruzione

New Usi e abusi della comunicazione

C’è una sospetta compulsività affettivo informatica in giro. Una smania dilagante di recuperare il presunto tempo perduto nei sentimenti e nelle amicizie del passato. Cercando di ricucire innaturalmente il filo rosso della nostra esistenza sperando di annullare l’inevitabile scorrere degli avvenimenti e delle persone. L’uso e abuso comunicativo, grazie soprattutto ai moderni, immateriali meccanismi del web, instradano moltissimi di noi su questa pratica sentimentale.

E’ come se avessimo paura da una parte dei ricordi, dall’altra delle infinite possibilità, infinite e sconosciute, che ci riserva il misterioso futuro. Le potenzialità insite nella condizione esistenziale di chi ha fatto bene o male i conti con la parte già passata della propria vita, sono come tali incommensurabili. Perché allora cercare di ricostruire condizioni, elementi, dimensioni amicali che sono state un mix di volontà, circostanze, caso e (s)fortuna? Perché forzare il tempo a nostro creduto vantaggio, manipolando come sprovveduti orologiai le lancette delle età? Col rischio di inquinare anche le parti limpide della memoria in cui giacciono viventi cose e uomini, cioè una parte di noi?

La smania comunicativa è lo specchio della paura di restare soli. Oggi basta un click tra le quattro mura di casa, ben radicati su poltroncine poche ortopediche, per credersi tutt’uno col cinguettare del mondo. Le conseguenze virtuali della nostra recherche al contrario possono essere molto reali. Guasto della memoria, cortocircuito del presente. Ha un senso invece vivere appieno il passato (senza rimpiangerlo) ma come aiuto per l’oggi. Uniche basi solide per migliorare (e migliorarsi) il domani. A chi interessa, naturalmente

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