Ramallah tra speranza e nubi di guerra: intervista a Lapo Pistelli

Ramallah tra speranza e nubi di guerra: intervista al viceministro PistelliDi prima mattina ho attraversato senza troppi problemi il check point di Beit Eil, grazie ovviamente alla carta rilasciata dal governo israeliano. Ho salutato i militari. Ho fatto gli auguri di buon anno. Quello ebraico cade oggi. E ho proseguito verso il centro di Ramallah. Dovevo recarmi nel quartiere di Tireh. Non sapendo dove si trova e non avendo potuto consultare la mappa sull’ipad ho fatto alla vecchia maniera. Ho chiesto informazioni. Trecento metri dopo il posto di blocco israeliano, ho accostato e domandato dove si trovasse Tireh. Certo di essere nella direzione opposta. Ho fermato il primo palestinese che ho incontrato, un uomo sulla cinquantina, il quale molto gentilmente è salito a bordo e mi ha accompagnato. Così ho conosciuto Jibril operaio edile, che non parla italiano e molto poco l’inglese. Ho capito che aveva quattro figli. Durante il tragitto mi ha fatto vedere il cantiere dove ha lavorato sino all’anno scorso o forse due anni fa. Va beh, si trattava di un centro commerciale a sei piani. Mi ha ripetuto la parola boor venti volte prima che capissi che voleva dire poor in inglese, povero in italiano e disgraziato in tutte le altre lingue del mondo. La parola era riferita ai palestinesi. Nel mentre una nuovissima vettura BMW metalizzata ci ha sorpassato. Ed io ho fatto notare a Jibril che il guidatore non era sicuramente povero. Con un cenno della testa ha confermato la mia teoria. Questa è la Palestina, c’è chi viaggia su auto sportive costose e chi prende un passaggio su una piccola vettura affittata, altrimenti avrebbe camminato o aspettato parecchio tempo per un mezzo pubblico, dove sarebbe stato stipato come una sardina, senza aria condizionata e con oltre 30 gradi di temperatura. Quando ci siamo lasciati mi ha stretto fortemente la mano, ho provato una naturale simpatia per lui. Con molta probabilità non rivedrò mai più Jibril. Però mi ricorderò sempre che gli devo un favore. Grazie a lui sono arrivato addirittura in anticipo all’inaugurazione della Camera Arbitrale Internazionale. La prima in Palestina. È un progetto italiano cofinanziato dalla Regione Umbria.

I processi di pace e la cooperazione internazionale si intrecciano e portano l’uno all’altro una maggiore spinta verso positivi risultati, talvolta. Perché in Medio Oriente raggiungere un obiettivo di pace duraturo è sempre cosa ipotetica. E portare a termine un buon progetto di cooperazione è un’impresa epica. Da queste parti i piedi e la testa conviene tenerli a terra, ben saldi: “Sia che le cose vadano bene, sia che vadano male, alla fine dobbiamo fare in modo di mandare avanti la baracca. E l’amicizia dell’Italia per i palestinesi si fonda anche su questo valore.” A parlare è Lapo Pistelli, vice ministro degli Esteri. È l’ultimo giorno di un viaggio importante per la diplomazia e la cooperazione italiana in Terra Santa. La sinergia internazionale è data proprio dal doppio ruolo che l’Onorevole Pistelli ricopre istituzionalmente: “In questo viaggio mi sono messo il doppio cappello.” Il noto politico toscano è, infatti, vice ministro con delega alle questioni relative alla Cooperazione allo Sviluppo. In termini concreti e specifici Pistelli è venuto in Palestina a delineare un piano di aiuti, diverso dalle parole al vento e dalle tante promesse poi non mai mantenute. È qui a condurre un ruolo centrale per l’Italia nella sponda sud del Mediterraneo: “In meno di due mesi le maggiori cariche del governo a partire dal Presidente Letta al Ministro Bonino hanno visitato quest’area. E Abu Mazen verrà ufficialmente a Roma in ottobre.”

Le coste del Sahel del Mediterraneo sono attraversate da immani tensioni, interne ed internazionali. L’Italia storicamente ha legami forti in Vicino Oriente. E incombenze da prendere. Una prima responsabilità è la firma, posta in calce da Lapo Pistelli, all’accordo con il Ministro delle Finanze dell’Autorità Nazionale Palestinese che prevede, nei prossimi anni, un investimento, da parte del nostro Paese, di 60 milioni di €: “La metà in crediti d’aiuto e l’altro 50% in dono. I tre settori d’intervento per la cooperazione italiana sono le donne, la sanità, la piccola e media impresa.” Interventi di sostegno rivolti a migliorare le condizioni di vita della popolazione, a partire proprio da quelle fasce più vulnerabili. Premessa. La cooperazione verso i Paesi non sviluppati è uno strumento di solidarietà basilare per ciascun Paese Occidentale, sviluppato. Ed è l’unico vero mezzo di quest’ultimi in grado di “esportare” pacificamente l’idea di democrazia, di libertà, di giustizia e rispetto tra i popoli. Sulla questione del conflitto israelo-palestinese Pistelli è chiaro: “Noi non cambiamo linguaggio a secondo del nostro interlocutore. Vorrei ripetere le parole del Ministro Bonino. L’Italia auspica, nel breve, e lavora per la soluzione di due stati, due democrazie”. Pistelli è, tra le altre cose, esperto in materia di geopolitica e fine analista: “Ho avuto modo in questi giorni di constatare da ambo le parti un preciso interesse a raggiungere un accordo definitivo. Il Presidente palestinese Abu Mazen è fortemente motivato ed ha espresso la sua determinazione nell’utilizzare questa finestra per raggiungere finalmente la premessa di uno Stato Palestinese.” Il Viceministro italiano conferma che c’è da parte di Abu Mazen e del negoziatore palestinese Erekat tutta la buona volontà di agire in tal senso:“Saeb Erekat in questo momento è l’uomo in prima linea. Ma un negoziato non è mai un assolo.”

 In queste ore l’occhio e l’orecchio sono purtroppo puntati verso nord, lontano da Gerusalemme, oltre le alture del Golan. Nella Siria attanagliata dalla guerra civile. Siamo alla vigilia di un nuovo conflitto, il conto alla rovescia è già iniziato. USA vs Siria: “ Se l’uso della forza ci deve essere ci aspettiamo che sia limitato e ben indirizzato a riportare le parti in gioco al tavolo del negoziato, in ogni istante. L’uso della forza deve essere contenuto. Anche il il giorno dopo un eventuale attacco si deve lavorare alla pace. È necessario  fare il possibile per evitare il rischio di una escalation del conflitto su scala regionale.”
Non possiamo non nascondere che sono momenti difficilissimi: “Gli israeliani sono preoccupati della questione siriana. I palestinesi sono preoccupati della questione siriana. Ci sono rischi altissimi. A maggior ragione ribadisco che  l’Italia condanna l’uso delle armi chimiche e si riconosce a pieno titolo nei principi stabiliti dalla carta delle Nazioni Unite. ” Pistelli politicamente e diplomaticamente cita gli articoli VII e VIII. Qualcuno auguriamoci ascolterà il suo appello. Intanto io, mentalmente, ripeto il girotondo di  Fabrizio de Andrè.

Enrico Catassi

per gentile concessione di Stamp Toscana

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