Rai: vai a Shanghai e figuraccia ci fai…

E’ il 38esimo minuto del primo tempo di un improponibile Juve-Lazio, quando il telecronista Rai si vede costretto a scusarsi per la qualità delle immagini, definite bonariamente “non all’altezza”: “Ma le telecamere non sono nostre – aggiunge – la produzione è cinese”.

Già perché la finale di calcio della supercoppa italiana si gioca a Shangai, in un giorno improponibile (8 agosto), a un orario improponibile (calcio d’inizio alle 14 italiane), su un campo improponibile. Nulla di cui stupirsi: pagano. E si va a giocare dove ancora pensano che il calcio italiano sia vivo. Ma lo spettacolo offerto è improponibile, sia in campo che in tv: le riprese sono modello terzo anello di San Siro, per distinguere i giocatori serve il binocolo. Non è tutto: a volte la telecamera fatica a seguire la traiettoria del pallone, per non parlare di un replay che spesso e volentieri latita. Insomma, per essere chiari le nostre tv locali di solito fanno meglio. Molto meglio.

Non aiutano poi i siparietti “piccanti” raccontati dal bordocampista, il mestiere più ingrato in ambito giornalistico-sportivo: “L’allenatore ha detto che era fallo, il giocatore avversario ha risposto che non era fallo, allora l’allenatore ha detto va bene”. Fantastico no?

Ma torniamo a noi: si vede poco e male. Il telecronista dopo 38’ apre il varco, a fine primo tempo da studio ribadiscono, a inizio secondo tempo di nuovo il telecronista ribadisce e precisa: né la produzione, né la regìa, sono della Rai. “Ci scusiamo anche se non è colpa nostra”.

La gente da casa si lamenta.

Il telecronista rincara la dose, lasciando da parte il bon ton: “Per fortuna questa volta la regìa cinese non riesce a sporcare la prodezza di Pogba”, dice mentre passa il replay di una delle pochissime occasioni da rete. Elegante, molto elegante.

A fine partita è un coro unanime fra inviati e giornalisti in studio: “Ci scusiamo ancora per qualità delle immagini e dei replay, non all’altezza della situazione, ma non è responsabilità della Rai. Telecamere, riprese e regià erano tutte cinesi, ciononostante ci scusiamo eccetera eccetera”.

Eh no, cara Rai, non funziona così. Noi il canone lo paghiamo a te e, lasciando pure noi da parte per un attimo il bon ton, non ce ne strafotte niente se non hai potuto portare a Shangai i tuoi cameraman e i tuoi registi. Che se non pretendessi l’orribile balzello annuale sarebbe tutt’altra faccenda. Ma siccome noi siamo obbligati a pagarti, tu sei obbligata e offrire un servizio all’altezza, come lo chiami tu. E se non ci riesci il motivo è esclusivamente affare tuo.

 

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