Questione di civiltàLo scandalo degli opg e la politica latitante

Un paziente dell’ospedale psichiatrico ferisce tre agenti. Ennesimo caso di violenza nella struttura. Prevista la chiusura, ma il piano per il trasferimento degli internati è in alto mare

E’ notizia di queste ore che un internato dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio ha aggredito tre agenti della polizia penitenziaria, provocandogli varie lesioni. Il fatto e’ successo martedì mattina ed è stato riferito da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria.Uno dei tre agenti – spiega Durante – ha riportato la frattura di tre dita della mano, giudicata guaribile in 30 giorni, gli altri due hanno hanno subito contusioni per una prognosi di 3 giorni ciascuno.

Non è la prima volta che accadono episodi di questo tipo all’interno dell’opg, uno dei sei ancora in uso in Italia. Strutture vecchie, inadeguate, sovraffollate. Dimenticate. Nel 2010, la commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, e tocca con mano una realtà drammatica: la legge Basaglia qui non è mai arrivata, i vecchi manicomi criminali hanno cambiato nome ma non forma. “Non immaginavamo nemmeno lontanamente che nel nostro Paese esistessero ancora dei residui delle strutture manicomiali realizzate durante il fascismo, – ha detto Marino – gli ospedali psichiatrici giudiziari,  invece, sono spesso manicomi criminali a cui è stato cambiato il nome. In alcuni casi si tratta materialmente degli stessi edifici”.

Con il decreto “svuota-carceri” recentemente approvato, è arrivata la svolta: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. Finalmente una soluzione per dire addio per sempre ad un “orrore inconcepibile in un Paese appena civile” come ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La nuova legge prevede che i pazienti internati negli Ospedali psichiatrici giudiziari – circa 1200 – vengano distinti in due gruppi: quelli con una pericolosità sociale tale da giustificare la detenzione, e quelli che possono già essere parzialmente reinseriti nella società. Questi ultimi, il 40% del totale, dovrebbero presi in carico dai Dipartimenti di salute mentale e trasferiti in comunità terapeutiche o in strutture psichiatriche residenziali, anche private. Il problema si pone per i detenuti con pericolosità sociale, per questi non sono ancora pronte strutture alternative e quella di Castiglione dovrebbe rappresentare un prototipo.

Solo che il 31 marzo scorso è scaduto il termine entro cui regioni ed enti locali si sarebbero dovuti dotare di piani per l’accoglienza degli internati. Siamo in alto mare.

“Una scadenza disattesa, – ha detto nei giorni scorsi Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni – dal momento che solo nei giorni scorsi si è cominciata a profilare un avvicinamento tra le divergenti posizioni del ministero e delle regioni. Occorre chiarire fin da subito aspetti nient’affatto secondari: chi garantirà, e come, la sicurezza e la necessaria vigilanza delle strutture sanitarie destinate a sostituire gli Opg? Dal momento che l’orientamento lo si ricava da una convergenza di precisi segnali, sembra essere quello di appaltare a privati le strutture, sarebbe opportuno predisporre opportune garanzie di cui, finora non si vede traccia. Dalle informazioni di cui siamo in possesso risulta ancora indeterminato chi deciderà l’assegnazione alle varie sedi; chi sarà l’interlocutore del magistrato di sorveglianza che deve valutare le condizioni dei pazienti. Il rischio, peraltro subito paventato, è che, come anni fa aveva previsto e denunciato Franco Basaglia per la riforma degli istituti psichiatrici che arbitrariamente porta il suo nome, si perfezioni ulteriormente l’inganno di una riforma-manifesto che non si sa come sostanziare, non essendo finora state le energie, i mezzi, le risorse, il personale. Si tratta di ineludibili questioni chiave che non possono e non devono essere ulteriormente eluse”.

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