Viaggio (costoso) tra CinePanettoni, film di Natale e presunti capolavori di inizio 2016. Pronti? Si parte.
Regìa: Checco Zalone
Top star de noantri: Checco Zalone, Lino Banfi
Italia 2016
Mica è colpa sua se la gente va a vederlo a prescindere, sulla fiducia, e copre di milioni di euro i suoi film, che si tratti del bruttarello “Sole a catinelle” o di questo carino “Quo vado?”. Mica è colpa sua se ne parlano premier e politici, maggioranza e opposizione, e se i critici che ne capiscono di cinema individuano sottotracce sociali e satiriche. In realtà la satira che non scontenta nessuno non s’è mai vista – Zalone piace a tutti, destra e sinistra, intellettuali cinefili e amanti dei CinePanettoni – e questo dovrebbe far riflettere, ma del resto crediamo che il diretto interessato abbia ben meno velleità di quelle che gli attribuiscono.
Insomma, “Quo vado?” è un capolavoro? No, certo che no. Si può guardare, parte forte poi rallenta di brutto, ha qualche bella gag ma nessuna battuta da tramandare ai posteri, e in questo Zalone ricorda Totò: non è quello che dice – a volte le battute non ci sono proprio – ma come lo dice. Piace la sua comicità cattiva e politicamente scorretta, che in questo caso attinge a maschilismo, razzismo e raccomandazioni, ma il grande tema che secondo gli espertoni eleva il film – ovvero il posto di lavoro fisso ai tempi della crisi – è semplice pretesto per raccontare le avventure di un bamboccione. Quindi andremmo molto ma molto cauti con la beatificazione di “Quo vado?” e la santificazione di Checco Zalone. Ma qui torniamo al discorso iniziale: non è colpa sua se lo coprono d’oro e fa cool parlarne bene, inneggiando a quel divertimento intelligente che cancella il senso di colpa per il divertimento fine a se stesso.
“Quo vado?” è un film da 6 e mezzo in pagella, un bel voto dopo il 4 tondo tondo di “Sole a catinelle”. Siamo in zona genialità come sostiene Matteo Renzi? Dai su, non scherziamo. Tolti i primi 20 minuti, siamo in un degnissimo ordinario, con quel senso di già visto e di variazione sul tema rispetto a “Fuochi d’artificio” per la struttura narrativa e “Benvenuti al Sud” per il contenuto. Poi per carità, ogni parere è scienza e in tempi di crisi (di idee) va dato atto a Zalone di avere uno stile tutto suo, che può piacere o non piacere. Ma se lo Zalone di “Quo vado?” è geniale l’Antonio Albanese di “Qualunquemente” chi era? Albert Einstein?
Regìa: Leonardo Pieraccioni
Top star de noantri: Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Flavio Insinna
Italia 2015
Uno dei quei film che hanno la capacità di autodistruggersi – dalla memoria – nel giro di pochi secondi, tipo i messaggi segretissimi di Mission Impossible. Roba da uscire dal cinema e non essere in grado di raccontare la trama a un amico che sta entrando in sala. Va da sé che non possiamo tirarla troppo lunga: non una battuta o una situazione comica da ricordare. Dalla prima all’ultima scena si prova quell’imbarazzo tipico di chi è costretto ad ascoltare barzellette che non fanno ridere. Neppure al fuoriclasse Flavio Insinna (bravissimo) riesce il miracolo di far ricordare qualcosa de “Il professor Cenerentolo”.
Natale col boss
Regìa: Volfango De Biasi
Top star de noantri: Lillo e Greg, Paolo Ruffini, Francesco Mandelli
Italia 2015
Sorprendentemente guardabile, contro tutti i pronostici. Lillo e Greg al servizio della storia (che non è una semplice accozzaglia di gag), addirittura gli scarsini Paolo Ruffini e Francesco Mandelli che sembrano attori, per merito di una regìa che proibisce loro di andare a briglia sciolta. Simpatica la trovata di Peppino Di Capri in un doppio ruolo, ma fuorviante e mortificante il titolo del film, che allude a un CinePanettone, quale “Natale col boss” non è.
Vacanze ai Caraibi
Regìa: Neri Parenti
Top star de noantri: Christian De Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro
Italia 2015
Impresentabile. Un campionario di parolacce, flatulenze e battute pecorecce. Sempre un peccato vedere lo spreco del talento comico di Christian De Sica, qui “degnamente” spalleggiato, si fa per dire, da un insospettabile e improponibile Massimo Ghini.
Matrimonio al Sud
Regìa: Paolo Costella
Top star de noantri: Massimo Boldi, Biagio Izzo
Italia 2015
Possibile far ridere nell’anno domini 2016 giocando ancora una volta sugli stereotipi Nord/Sud col pretesto di un matrimonio in vista tra un ragazzo settentrionale e una ragazza meridionale? No, non non è possibile. Poche parolacce (nota di merito) ma ancora meno situazioni divertenti. Buono l’impegno, scarso il risultato per un film di novantasette minuti che non vogliono decidersi a passare.

