Uscii dal GOI (non certo dall’Arte Massonica, anzi è stato proprio per praticare l’autentica Arte Massonica – o, più correttamente, Muratoria – che lasciai il GOI) nel 1992, dunque molto tempo fa.
Ma vi ero entrato – ventiduenne e per vocazione spirituale, che si era manifestata quando ero diciassettenne – nel 1975, dunque molto tempo prima, ricoprendo nel corso degli anni vari incarichi, da quello di Maestro Venerabile a quello di Garante d’Amicizia con la Gran Loggia del Sud Africa (come tale avevo diritto d’accesso alle assemblee generali) e a quello di coordinatore scientifico del Convegno Internazionale di Firenze su “250 anni di Massoneria in Italia” (1983).
Per il mio servizio al GOI, il GM Corona volle che ricevessi le insegne dell’Ordine di Giordano Bruno. Ma quel che più conta è certamente, per quanto riguarda quel periodo, l’aver scritto la “Nuova Enciclopedia Massonica”, recensita come “summa” affidabile dal “Sole24Ore”, dalla “Civiltà Cattolica”, dalla “Repubblica”, dal “Resto del Carlino”, dal “Piccolo” di Trieste, ecc.
I capi del GOI, però, dimenticano facilmente e, si direbbe, volentieri. Hanno rimosso la NEM quasi completamente dal sito ufficiale. Del resto è capitato ben di peggio: Grandi Maestri espulsi o detronizzati anzitempo – Battelli, Salvini, Gamberini, Corona – e certo non ricordati di frequente. Qualcuno di loro ebbe perfino gravi contraccolpi clinici per quelle traversie.
“Farāmūš-ḵāna” (“casa della dimenticanza”, in riferimento al “segreto” massonico): così in Iran fu chiamata, in epoca qajar, la Massoneria, e sembra che l’immagine calzi a pennello per il GOI, ma in un’accezione meno spirituale, più terragna.
Passi, comunque, che la leadership della seconda metà del ‘900 sia stata in buona parte rimossa dalla memoria storica, mentre nelle più recenti gran maestranze si è dato uno spazio abnorme alle interferenze della storia profana, politica, garibaldina, laicista, ecc. nella vita massonica. Passi che un’opera come la NEM, che obiettivamente diede lustro al GOI (nessuna altra opera, né precedente né successiva, è stata recensita favorevolmente in così gran copia e richiesta da una analoga varietà di circuiti bibliotecari universitari internazionali – Russia, USA, Germania ecc., ma non ne faccio certo una questione personale) sia stata “cancellata”.
Dunque, passi tutto questo.
Ma che si pratichi la dimenticanza sistematica in un Ordine che, per vocazione, dovrebbe coltivare l’ “ars memoriae” come tecnica di costruzione interiore (nel mondo anglosassone i rituali vengono memorizzati, da noi raramente, a dimostrazione del loro valore più ornamentale che altro), che si favorisca l’amnesia o la dismnesia invece del retto ricordo, è intollerabile, incredibile, falsificante, anti-massonico.
E’ un falso quel che si è scritto su un organo online del GOI: che la sede reggiana aperta qualche tempo fa è la prima, dopo la ripresa dei lavori. La Loggia “Intelletto e Amore”, già prima di uscire dal GOI, aveva la sua sede in via Farini 6: finalmente, dopo oltre un decennio di istanze motivazionali per vincere la resistenza di qualcuno, che preferiva riunirsi a Parma per “prudenza” provinciale, la nostra Loggia testimoniava la propria volontà di avere una casa e di allestire attività massoniche, anche pubbliche, a Reggio. Attività che ci furono, ma scommetto che questo non verrà detto da Bisi e dai suoi colleghi: ci fu la presentazione della “Nuova Enciclopedia Massonica”, proprio nel Palazzo del Capitano del Popolo dove domani si tiene la riunione: solo che quella volta vennero, tra gli altri, il musicologo Alberto Basso, il prof. dell’Università del Sacro Cuore don Franco Molinari, l’ex parlamentare repubblicano Pasquale Bandiera, il saggista Alberto Cesare Ambesi (poi “Mastro Generale dell’Arte” nel Real Ordine A.L.A.M.), lo storico della Massoneria e dell’età giolittiana Aldo Alessandro Mola, lo storico massonico francese Charles Porset. L’assessorato alla cultura del Comune di Reggio, malgrado l’autorevolezza dei relatori, ci negò – glissando sulla nostra richiesta – il patrocinio. Si noti bene: un patrocinio onorario, che non avrebbe comportato alcuna spesa, mentre negli stessi anni (fine ’80-inizio ’90) le sponsorizzazioni dell’assessorato alle più varie e non sempre pregevoli iniziative non mancavano certo.
Ora, vediamo che domani interverrà anche Antonio Zambonelli, di Istoreco, (dunque pare esserci un avallo semi-istituzionale). Zambonelli è uno studioso preparato nel proprio campo, ma non potrà che alimentare la cifra “politica” dell’incontro, a scapito di quella spirituale, che, sia pur abbinata a quella civica, ma in senso etico-operativo, non ideologico, è l’unica che compete alla Massoneria. A latere, per la memoria storica, noto che anche qui si annida una singolare dimenticanza: Zambonelli si occupa molto, da anni, di ebraismo, ma quando nel 1981 la nostra Loggia, per iniziativa dell’ing. Massimiliano Perco e mia, utilizzando il centro linguistico Berkeley Center organizzò alcune conversazioni sull’ebraismo – temi: mistica ebraica, Risorgimento ebraico, con l’illustre prof. Sermoneta -, nessuno dell’area politica di Zambonelli, l’allora PCI, partecipò in alcun modo, malgrado l’invito fosse stato trasmesso. Si erano dimenticati di venire. Zambonelli, a sua volta, si è dimenticato di coinvolgere nelle sue iniziative noi che eravamo stati i pionieri nella informazione sulla cultura ebraica a Reggio, allo stesso modo in cui Otello Montanari, al quale chiesi che la vecchia Loggia “Città del Tricolore” fosse in qualche modo rappresentata nel comitato reggiano per il tricolore, appunto, si dimenticò di darmi una risposta. Insomma, c’è qualcuno che si ricorda qualcosa?.
E, visto che il convegno di domani è dedicato a Meuccio Ruini, ci chiediamo: si ricorderà che Ruini rinnegò di fatto la pregressa appartenenza alla Massoneria (del resto vi aveva aderito in un periodo nel quale l’aspetto spirituale era del tutto trascurabile, mentre vi dominavano pressioni ideologiche estranee ai compiti statutari dell’Ordine) e fu cacciato dall’Ordine (M. Ruini, “Ricordi”, p. 13)?
E’ quasi masochistico, e certamente pressapochistico, intitolare una Loggia a Ruini (quando Reggio ha avuto fedeli Liberi Muratori nei secoli scorsi) e dedicargli un convegno specificamente massonico.
Tornando alla memoria storica reggiana, dubito che verrà ricordato il Convegno che organizzammo – sempre nei ranghi del GOI, sempre dentro il fatidico Palazzo del Capitano del Popolo, nel febbraio 1992 (poco prima della nostra uscita dal GOI, diretto da Di Bernardo e sempre più laicista e inquinato da yuppies) – come “Antico Rito Noachita”, gruppo di perfezionamento massonico che avevo introdotto in Italia nel 1986 avendo ricevuto la patente da un funzionario del British Museum proprio nelle sue stanze, vicino ai reperti delle civiltà sumera, assira, ecc.
A quell’incontro partecipò, su mio invito, il prof. James Russell. allora in forza alla Columbia University e membro della “American Lodge of Research”, oggi direttore del Dipartimento di Armenistica alla Università di Harvard.
Dunque, quante cose non si diranno oggi, mentre forse un certo qual trionfalismo storicista e laicista terrà il campo…
E poi, probabilmente, non si dirà a quanto ammonta l’appannaggio (lo “stipendio”) di un Gran Maestro del GOI; non si dirà quale era la consistenza della presenza di membri del GOI nella Banca Etruria (voglio pensare persone perbene, non implicate nella melma di cui si parla, però la tanto decantata trasparenza imporrebbe, in questo momento, che si avesse il coraggio virile di prendere posizioni nette, marcate come le linee tracciate con una squadra, secondo la disciplina massonica)…
C’è, però, una cosa che è bene non venga detta, e che invece il GM Bisi ha detto più volte in televisione: che la Loggia è il luogo in cui si parla uno alla volta, quasi che la buona educazione e la capacità d’ascolto costituissero l’essenza dell’Arte Muratoria. Si tratta di valori apprezzabili, certo, ma, insomma, sono poco rispetto alla ricchezza del patrimonio spirituale massonico. Molto poco. Quasi niente. Allora, è meglio tacere per non nullificare l’immagine della Massoneria, che già verrà deformata con lo “spaccio” di Ruini quale rappresentante della tradizione massonica, mentre non lo fu affatto…
Meglio tacere, e studiare. Meglio che il GOI avesse lasciato la “Nuova Enciclopedia Massonica” tra le letture consigliate (anche perché, a quanto mi consta, in molte Logge è tuttora usata come strumento di ricerca), invece che ostracizzarla.