Firenze – Ex Gkn o nuova QF, come la si voglia chiamare, il nulla di fatto rimane. L’incontro avvenuto ieri, martedì 31 maggio, a cui si sarebbero dovuti presentare gli investitori, ha visto l’assenza di questi ultimi, che non si sono presentati. Un elemento che aumenta le preoccupazioni già espresse dai lavoratori, che in una nota, danno corpo ai loro dubbi: “”Con la presente siete invitati ad un incontro con i nuovi investitori in QF”: questo era il testo di convocazione dell’incontro istituzionale del 31 maggio. I nuovi investitori non c’erano e nemmeno un loro rappresentante legale, nonostante le assicurazioni da parte delle istituzioni fino alla mattina stessa – riepilogano le Rsu in una nota alla stampa – il tavolo quindi è stato un tentativo da parte dell’azienda di forzare l’apertura di una cassa di transizione della durata di 24 mesi, al quale si sono praticamente opposte solo l’Rsu e le organizzazioni sindacali. L’azienda ha proceduto unilateralmente a rinnovare la cassa integrazione ordinaria di altre 13 settimane. Di tavolo in tavolo, siamo già a 33 settimane di cassa integrazione ordinaria”.
L’elemento più inquietante, secondo i lavoratori, è comunque il fatto che una discussione che si era prospettata come confronto con gli investitori e sugli investimenti, sia finita invece sulla cassa integrazione e sul tema dello smantellamento dello stabilimento. “Si rafforza così il sospetto di essere prima di tutto di fronte a una “delocalizzazione dolce”, fatta per procura”.
Sulla questione interviene anche l’Unione sindacale di Base, con una dura nota in cui si segnala “l’ennesimo incontro tra i rappresentanti dei lavoratori, le istituzioni e la dirigenza della QF, la società che ha acquisito l’ex stabilimento GKN di Campi Bisenzio”, che si conclude con “un nulla di fatto”. Da sottolineare che il tavolo vero e proprio era stato preceduto da una sorta di pre-incontro, presenti solo i rappresentanti sindacali, RSU e i rappresentanti istituzionali tra cui il presidente della regione Giani e il sindaco di Firenze Nardella. “Un pre-incontro richiesto proprio dalla RSU per fare chiarezza rispetto ad alcuni incontri separati tra Borgomeo e la Regione Toscana avvenuti in precedenza e sulle motivazioni alla base dei ritardi in sede Ministeriale sull’annunciato accordo tra Mise, appunto, e la nuova società che ha rilevato la ex GKN”, si legge nella nota dell’Usb.”Evidentemente consapevoli di come si sarebbe svolta la trattativa odierna, Giani e Nardella hanno chiesto “fiducia” ai lavoratori proponendosi come garanti di un percorso su cui non vi è in realtà alcuna certezza concreta a parte l’accordo quadro firmato a gennaio e i vari annunci di Borgomeo alla stampa o ai tavoli istituzionali. Accordo quadro, tra l’altro, considerato già superato. Infatti, nonostante le promesse e le rassicurazioni, anche in data odierna i “famosi” investitori interessati alla riconversione della fabbrica, non si sono palesati”. Questo è il primo dato preoccupante emerso durante la riunione, torna a sottolineare l’Usb-Lavoro Privato.
“Si chiede di credere ad un piano di riconversione sostanzialmente sulla fiducia, senza un piano industriale degno di questo nome ma soprattutto senza conoscere chi materialmente porterà avanti questo processo”, è la sintesi dell’Usb. Il punto focale, anche secondo l’Unione sindacale di base, rimane quell’ “unico argomento concreto portato al tavolo dall’azienda”, ovvero “la richiesta di firmare 24 mesi di ammortizzatore sociale per “transizione” senza avere prima nulla in mano”. Una richiesta che è stata respinta con forza da tutti i soggetti sindacali presenti a partire dalla RSU.
“Siamo convinti – conclude la nota dell’Usb – che ulteriori rinvii serviranno solo a confermare la nostra tesi. Il tentativo di portare avanti una delocalizzazione dolce evitando lo scontro diretto e incanalando la conflittualità sindacale all’interno di innumerevoli tavoli, incontri e proroghe della cassa integrazione”.